Da mesi non scrivevo un commento sui miei blog, per stanchezza e
per mancanza di ispirazione, posto che c’è ben poco da dire di nuovo o
di utile alla riflessione nel desolante panorama politico nazionale e
internazionale. Ma stamattina, 23 gennaio 2018, l’ispirazione m’è venuta
improvvisamente, dopo aver letto i titoli più grossi dei maggiori
quotidiani nazionali.
Comincio dal Corriere della sera che spara a caratteri cubitali “VOTO, LE CRITICHE DEI VESCOVI“, e nel sottotitolo, “Il Cardinale Bassetti: Immorali le promesse impossibili...” Segue a ruota La Stampa che titola in alto “Il Papa: i robot siano al servizio dell’uomo” e aggiunge “Francesco scrive ai Grandi riuniti a Davos…”. Più esplicita La Repubblica che traduce in termini politici il tutto : “RAZZISMO, VESCOVI CONTRO LA LEGA“, e aggiunge “Bassetti rievoca il fascismo, no a cultura della paura. Parole dure sul solco del Quirinale…“. E tralascio i titoli simili de Il Secolo XIX e della Gazzetta del Mezzogiorno.
Ovvio e scontato infine il titolo dell‘Avvenire, giornale della CEI, ovvero dei Vescovi italiani, che impartisce la predica quotidiana, più politica che religiosa, titolando “Ricostruire,
ricucire e pacificare l’Italia. Bassetti: i politici difendano gli
ultimi e la vita. Fermo no alla cultura della paura e del razzismo...”.
Intendiamoci, non è che oggi sia una giornata eccezionale per la
stampa italiana; anzi è quasi ordinaria amministrazione ed è solo
l’ennesima goccia che fa traboccare il vaso della pazienza di una come
me che avrebbe voluto uno Stato laico, libero dalle ingerenze e
influenze, palesi e occulte, di una religione e di istituzioni
ecclesiastiche, Chiesa cattolica e Stato del Vaticano, in particolare,
che la rappresentano.
Critichiamo tanto le teocrazie islamiche in cui
l’ordinamento dello Stato coincide o è subordinato comunque ai dettami
religiosi dell’Islam; temiamo l’influenza di imam e
califfi che pretendono di imprigionare le coscienze e le vite private e
pubbliche di milioni di fedeli secondo la loro rigida interpretazione
di una “morale” dettata da un profeta di 1400 anni fa. Temiamo pure l’influenza divisiva e aggressiva dei rabbini e dei partiti ultraortodossi dello Stato di Israele, che di fatto ostacolano ogni tentativo di pacificazione con i palestinesi (altrettanto integralisti e divisivi).
Ma stiamo sorvolando con troppa leggerezza sul fatto che
ancora oggi, e forse più di ieri, le gerarchie ecclesiastiche
cattoliche stanno esercitando una influenza e una pressione quotidiane
sulle scelte politiche dei nostri legittimi governi, oltre che
sull’intera popolazione, fedele, atea o agnostica che sia,
attraverso non solo la stampa e i mezzi di comunicazione di loro
proprietà, ma anche e soprattutto attraverso la stampa nazionale
cosiddetta indipendente, e sempre meno laica, e tutte le reti televisive
pubbliche e private.
E’ secondario il fatto che spesso si tratti di prediche
generiche, o ammonimenti moralistici anche in parte condivisibili e
giustificabili, come gli appelli, facili e scontati (ma ahimè inutili)
alla pace, alla solidarietà, alla misericordia, alla preghiera che
dovrebbe risolvere tutti i problemi del mondo, ecc. Quello che
dovrebbe preoccupare è che la stampa nazionale consideri utile e
determinante riportare e amplificare ogni giorno queste prediche, anche
perchè spesso nascondono o si mescolano a messaggi di
indirizzo chiaramente politico, pro o contro questa o quella parte politica di opposizione o
proposta di legge o provvedimento del Governo. Ed è qui
che “casca l’asino”. Mi chiedo se la stampa fa così perchè “nel mondo dei ciechi gli orbi
sono re”, nel senso che in mancanza di altri argomenti ritenuti rilevanti e in presenza di
politici senza idee e coraggio, ci si accoda a chi di idee e scopi
precisi ne ha ( e papi e cardinali ce li hanno, eccome). O lo fa per l'eterno uso politico della religione,
nel senso che si usano e strumentalizzano le esternazioni di papi e
cardinali, se e quando si esprimono direttamente o indirettamente in
favore o contro un certo partito o schieramento politico prediletto o
osteggiato.
Di certo le più recenti esternazioni ecclesiastiche sono dirette contro la Lega e il M5stelle e le proposte politiche di cui si fanno promotori , in particolare sul tema della immigrazione, estremizzando spesso e volentieri ogni loro gesto o parola cui vengono automaticamente attribuiti significati definiti come populismo, razzismo e fascismo e simili, usando lo stesso linguaggio accusatorio usato dai partiti di centrosinistra.
Ora che leghisti e grillini spesso facciano di tutto, a parole, per tirarsele addosso è un fatto, ma è altrettanto evidente che spesso queste accuse sono chiaramente forzate ed enfatizzate ad uso propaganda elettorale, puntando più che sui meriti propri, sulla diffamazione e sui demeriti altrui, veri e presunti.
Che a questo gioco un po' meschino, per non dire sporco, si prestino i partiti, tutti, da sinistra a destra, passi, anche se è un brutto malcostume. Ma che ci si butti anche la Chiesa, mi pare un po' eccessivo.
Se continuiamo su questa strada dovremo modificare la
Costituzione, a cominciare dall’art. 1, per riformularlo così: “L’Italia
è una Repubblica (poco) democratica fondata sulle dichiarazioni del
Papa e dei Vescovi. La sovranità appartiene al clero che la esercita
come più gli pare“. E così possiamo anche abolire finalmente l’art. 7 (Lo Stato e la Chiesa cattolica sono , ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani), diventato superfluo.
Il guaio è che questo Nuovo Stato Pontificio di marca bergogliana, non si capisce più che cosa sia, dove voglia arrivare e quale etica e/o religione diffondere, se non quella di riempire l'Italia, e l'Europa, di "migranti", o rifugiati, legali e illegali, soprattutto clandestini di ogni provenienza, cultura o incultura e religione, di cui noi italiani ed
europei dovremmo farci carico accogliendoli senza fiatare e accettando
ogni loro richiesta, in nome di un ecumenismo sbilanciato che sembra
voglia punire l’Occidente cristiano, lasciando inalterati i problemi e
le responsabilità dell’Oriente musulmano, aggressivo e tutt’altro che
disposto alla pacificazione.
Perchè mai come ora la stessa Chiesa appare divisa e lacerata da contrasti interni; e lo stesso Papa Francesco, salutato con grande favore e speranza agli inizi come nuovo “papa buono“,
grande pacificatore e fautore di un cattolicesimo “francescano”
estraneo alle politiche nazionali e internazionali, riformatore di curie
decrepite e spesso corrotte, di fatto non è riuscito a riformare nulla
delle vecchie e potenti incrostazioni e responsabilità (vedi gestione
IOR e affari economici di tanti cardinali, e macigno di una pedofilia
clericale diffusissima, protetta e ancora non debellata). Non solo, ma
sta tentando un’operazione politica internazionale, apparentemente di
pacificazione generale e in particolare con l’Islam, ma che di fatto si
sta traducendo in una autolesionistica mortificazione del cattolicesimo e una eccessiva apertura, favoreggiamento e legittimazione dell’Islam; il che per un capo della religione cattolica mi pare che generi una gran confusione e sconcerto tra gli stessi fedeli e un suicidio culturale, quasi un proselitismo alla rovescia.
Ne è lo specchio proprio una sua dichiarazione di alcuni giorni fa riportata a caratteri cubitali sulla prima pagina de l’Avvenire del 18 gennaio: Il papa “Non c’è una cultura superiore ad un’altra”.
Nossignore! Caro papa, questa che dici è un’eresia; è la negazione del
progresso e dell’evoluzione culturale, sociale, scientifica e civile
raggiunta in tante parti del pianeta e proprio quelle dove ha prevalso per 2 millenni il cristianesimo. Il capo di una religione che creda
davvero nella “verità” del credo che professa, e nei valori che i
popoli a lui fedeli hanno espresso e praticato nel corso dei secoli,
evolvendosi anche nelle leggi e nei costumi verso il progresso civile
ed economico e un sempre maggior riconoscimento dei diritti umani e
delle libertà di pensiero e di scelta personale, non può venirci a dire,
oggi, agli inizi del 2000 dopo Cristo, che tutte le culture sono
uguali.
Gli uomini e le donne come persone sono uguali, nei diritti e nei
doveri. Ma le culture diffuse nel mondo sono estremamente diverse e
alcune si possono definire ” superiori alle altre” nel senso che si sono
evolute, hanno prodotto migliori condizioni di vita e di convivenza
civile per un sempre maggior numero di persone; mentre altre sono ferme a
regole di millenni fa o di tradizioni tribali discriminanti e
oppressive che schiavizzano donne e uomini e provocano sofferenze
insopportabili alle quali è quasi impossibile sottrarsi .
Infine sembra quasi che il papa, pur a capo di una religione, sia arrivato alle mie stesse conclusioni di agnostica qualunque: Le "verità rivelate" delle religioni sono "verità relative", e si somigliano un po' tutte, una vale l'altra e non vale la pena impegnarsi per diffondere o difendere o osteggiare l'una o l'altra; perchè nulla è più relativo delle religioni ( anche se ancora tanto influenti nel mondo).
Un bel paradosso!!
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