sabato 14 novembre 2009

Un'altra "crociata", ma senza croci e contro un " cavaliere" pieno di macchie e di paure

Purtroppo è di nuovo tempo di crociate, in un mondo politico malato che ci costringe a dividerci artificiosamente tra Guelfi e Ghibellini, in battaglie anacronistiche pro o contro i crocifissi nelle aule di scuola, come se fossero questi simboli religiosi il baluardo a difesa della libertà e della democrazia nel nostro Paese. E invece la libertà e la democrazia non sono affatto minacciate dalla Corte dei diritti di Strasburgo, ma dal nostro Governo e dal Parlamento che stanno tentando di varare l'ennesimo decreto sfascia-giustizia per evitare che il nostro capo del governo possa essere processato per le gravi imputazioni a tutti note.
Sono ormai 17 anni che Berlusconi inquina la vita politica, sociale e morale del Paese con la sua pretesa di impunità per tutta una serie di addebiti che la Magistratura e la Guardia di Finanza gli hanno mosso per diversi illeciti, non solo presunti, compiuti nella sua attività di imprenditore senza scrupoli e aduso alla corruzione. Costui ha usato e sta usando , ormai come un disperato pronto a tutto, la politica e il consenso popolare ottenuto solo per fini suoi di salvezza personale, tentando di scardinare il sistema di garanzie ed equilibri costituzionali e i sacrosanti principi di uguaglianza ed esigenza di legalità e onestà che stanno alla base del vivere civile.
Adesso non se ne può davvero più. E' giunto il momento di dire con forza "basta!". Visto che non hanno la forza, la capacità e la saggezza di fermarlo gli organi politici e istituzionali preposti al controllo, ben venga ogni forma democratica di mobilitazione, con raccolte di firme, referendum e manifestazioni di piazza, per dimostrare al presidente che vanta, impropriamente, di essere "eletto dal popolo " e " il più amato dal popolo", che in realtà c'è anche una parte consistente di popolo che non lo ama affatto, ma lo disprezza e non ne può più delle sue prevaricazioni.
Si può intanto firmare gli appelli proposti attraverso i siti internet da "Il fatto quotidiano", o da "La Repubblica", e aderire alla manifestazione del 5 dicembre "No Berlusconi Day", lanciata su youtube da un gruppo appositamente creato.

Aggiornamento del 22 novembre

Oltre agli appelli a partecipare al NoB.Day da parte di numerose personalità della cultura , pubblicati da Micromega online, è interessante leggere il blog di "Libertà e giustizia" che ha aperto un dibattito in proposito tra i propri associati, chiedendo il loro parere sulla proposta di partecipare o meno ufficialmente come Associazione alla manifestazione. Sulla base di partenza degli interventi di Paul Ginsborg, favorevole, e di Gustavo Zagrebelsky, contrario, sono pervenuti numerosissimi pareri, prevalentemente favorevoli alla partecipazione, oltre che a titolo personale dei singoli iscritti, anche come presa di posizione pubblica e ufficiale dell'associazione.
Appare molto sentita e condivisa tra gli iscritti a questa associazione (me compresa) l'esigenza di manifestare pubblicamente il proprio forte dissenso contro Berlusconi, non tanto, o non solo, come persona, ma per quello che rappresenta, per aver fatto di se stesso il simbolo di una politica, di un modo di intendere lo Stato, le istituzioni, le leggi come fossero cosa sua

venerdì 13 novembre 2009

I nuovi "crociati" della Mancha

Ci manca solo che qualcuno si metta a gridare "Dio lo vuole!" e proponga di partire per una spedizione punitiva contro la Corte di giustizia di Strasburgo, armati di lancia e crocifisso, visto il clima da nuova "crociata" che si è creato, a mio parere fuori tempo e fuori luogo e un po' donchisciottesco. Sia detto con tutto il rispetto per il Cristo evangelico.
Peccato, perchè l'accoglimento sereno della sentenza della Corte di Strasburgo, che invitava l'Italia a non considerare obbligatoria la presenza del Crocifisso nelle aule di scuole e tribunali, luoghi pubblici e simbolici della autonomia di uno Stato laico nei confronti delle religioni, poteva essere una buona occasione per dimostrare di essere coerenti e all'altezza di una società moderna, democratica, multietnica, rispettosa dei diritti e della libertà religiosa di tutti, compresa ovviamente quella dei cattolici, dando così il buon esempio agli islamici che in questo campo sono un po' indietro.
E invece, senza nemmeno prendersi la briga di leggere il testo del pronunciamento e di cercare di capirne il senso e le implicazioni, i politici italiani in coro, insieme a vescovi e cardinali, e a volte pure prima, sono partiti in quarta a gridare "giù le mani dal Crocefisso".
A cominciare dal luciferino ministro La Russa che ha gridato in TV un evangelico "che possano morire!" all'indirizzo dei giuristi della Corte, per continuare con il premier Berlusconi, quasi patetico con un grosso crocifisso in mano visitando l'Aquila, per finire con una stucchevole conduttrice Tv che si è presentata in una trasmissione di sabato mattina di tutt'altro argomento, tenendo sul braccio e accarezzando a mo' di bambola un crocefisso, non senza un lungo sermone fuori programma per dichiarare il suo amore per il simbolo cristiano e per raccontare dello straziante dolore provato fino a piangerne quando ha saputo della sentenza di Strasburgo. Sorvolo per esigenza di brevità sul contorno di dichiarazioni della ministra Gelmini e del sottosegretario Mantovano che ha colto l'occasione per proporre l'abolizione di detta Corte europea. E taccio anche sul neosegretario PD, Bersani, che non ha trovato di meglio da dire che in fondo i crocefissi nelle aule è meglio tenerli perchè "non fanno male a nessuno"; ignorando, o fingendo di ignorare che i crocefissi non sono semplici arredi , come le sedie , le lavagne o i cestini per il rusco; e svilendo così le motivazioni di principio che consigliano invece di toglierli, in quanto simbolo alto di valori e tradizioni propri di una religione, che vanno esposti e mantenuti in altri luoghi.

Meritevole di nota , come esemplare del clima creato, la petizione repentinamente attivata sul Quotidiano.net per raccogliere firme, sull'onda di queste argomentazioni, stile Bossi:

"Con una decisione senza nessun senso, senza capo nè coda, senza alcuna ragione degna di questo nome, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha detto no al crocifisso nelle scuole. Si tratta di un autentico schiaffo al rispetto della libertà di religione che deve contraddistinguere ogni società civile, dell'ennesimo gesto di debolezza e di vigliaccheria, anticristiana e anticattolica.
Con la scusa dei diritti umani, a Strasburgo c'è chi vuole cancellare la storia religiosa e culturale di un popolo. E' in gioco la nostra identità nazionale, laica e religiosa e in discussione c'è la libertà della fede cristiana.

Per questo motivo, Quotidiano.net lancia una petizione. Per rompere i timpani ai burocrati strapagati di Strasburgo che non possono decidere né sulle nostre vite né sulle nostre idee. Per dire loro forte e chiaro: "Giù le mani dal crocifisso". Xavier Jacobelli.

Parole grosse, mi pare, offensive verso la Corte di giustizia europea e assolutamente non giustificate dalla reale portata del provvedimento che è stato preso per difendere il diritto alla libertà religiosa di tutti, distinguendo la funzione laica dei luoghi pubblici da quella dei privati e non intacca in alcun modo la cultura cattolica o cristiana, nè l'identità nazionale, nè vuol cancellare la nostra storia.

Nonostante tale proclama, artificiosamente gonfiato di argomentazioni pretestuose, non mi sembra però che la crociata del quotidiano abbia raccolto "la valanga" di seguaci annunciata, visto che hanno sottoscritto la petizione 903 persone, in 8 giorni, tra il 5 e il 13 novembre.
Io ho trovato più sensate e condivisibili le argomentazioni di Margherita Hack, su Micromega, che ha ricordato semplicemente come il principio affermato dalla Corte europea sia lo stesso già contenuto nella nostra Costituzione

"Oggi l’Europa, e l’Italia in particolare, è diventata multietnica e multireligiosa e perciò è giusto che nei luoghi pubblici non vi sia alcun simbolo religioso. Questo principio, che sembra ovvio, è già riconosciuto implicitamente dalla nostra Costituzione, con l’art.7 che recita: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani...” e l’art.8 che recita: ”Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge...”Quindi tutti i seguaci di un culto, qualunque esso sia, hanno diritto a professare, propagandare e insegnare la propria religione, esporre i propri simboli nei loro luoghi di culto, rispettando la laicità dello Stato, che rappresenta tutti i cittadini. Le reazioni isteriche di chi interpreta questa sentenza della Corte europea come un’offesa a Cristo sono assurde. Cristo resta comunque uno dei più grandi personaggi dell’umanità, il primo socialista idealista difensore dei più poveri e diseredati, i cui insegnamenti restano validi, dopo venti secoli, per credenti e non credenti....."

E pure condivisibile la valutazione di un religioso cattolico come don Enzo Mazzi, che ha scritto un articolo significativamente intitolato "Meno croce più Vangelo", pubblicato il 6 novembre su Il Manifesto e ripreso da Micromega.Ma questo non è stato il solo religioso a distinguersi dalla massa degli improvvisati crociati. Maria Bonafede, moderatore della Tavola valdese, ha dichiarato:

"E' una sentenza importante che finalmente inquadra la questione dell'esposizione dei simboli religiosi in una cornice europea di laicità e di tutela dei diritti di tutti: di chi crede, di chi crede diversamente dalla maggioranza e di chi non crede. Ancora una volta emerge la fragilità, logica prima e giuridica dopo, della tesi secondo cui il crocefisso imposto nelle aule italiane non è un simbolo religioso ma sarebbe l'espressione della cultura nazionale. La verità è che il crocefisso nei luoghi pubblici, come il privilegio dell'Insegnamento religioso cattolico, rimandano all'Italia di un tempo antico e dello stato confessionale. La sfida oggi - conclude Maria Bonafede - è invece quella del pluralismo delle culture e della convivenza tra chi crede e chi non crede nel quadro del valore costituzionale della laicità".


Si dovrebbe leggere quanto ha scritto e ben spiegato a proposito degli aspetti giuridici e delle competenze della Corte europea, Rita Guma in un articolo intitolato "Crocifisso e Corte dei Diritti : quanta disinformazione"

http://www.osservatoriosullalegalita.org/09/acom/11nov1/0611ritacrox.htm

Ne riporto qui solo il concetto di base: "la sentenza esprime il principio generale della illiceita' dell'imposizione di QUALSIASI simbolo religioso da parte dello Stato nei luoghi pubblici". E va ricordato che questa Corte dei diritti dell'uomo è costituita da 47 Stati membri del Consiglio d'Europa, non solo dai 27 membri della UE. E' un organismo che svolge una funzione di tutela dei diritti dei cittadini di tutti questi Stati, nei casi più diversi di violazioni che non abbiano trovato tutela in patria.

Corte che si e' sempre pronunciata per la laicita' dello Stato come difesa dei diritti di credenti e non credenti, anche quando si trattava di condannare la Sharia per la sua contrarieta' alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Convenzione che e' l'unico riferimento per questa istituzione, i cui componenti sono eletti dall'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa per ciascun Paese fra i TRE proposti dal governo di ciascuno Stato. E' un organismo internazionale che quindi andrebbe meglio conosciuto e valorizzato anche nel caso di abusi, prevaricazioni o violenze che venissero da parte islamica.

Alla luce di tutto ciò mi sembrano ingiustificati , anzi controproducenti, sia il ricorso che il Governo italiano ha voluto subito presentare contro la sentenza, che la dichiarazione che i parlamentari italiani di tutti i partiti si sono affrettati a sottoscrivere e inviare al Parlamento europeo perchè si pronunci contro la detta sentenza della Corte di Strasburgo. Questi onorevoli signori rappresentanti dell'Italia che litigano su tutto, si trovano stranamente d'accordo solo quando c'è da votare per aumentarsi la paga e per negare l'autorizzazione a procedere quando qualcuno di loro è inquisito. E non vorrei che anche questa ritrovata unanimità in difesa dei crocefissi fosse sotto sotto interessata: a garantirsi, oltre ai voti dei buoni parrocchiani mal informati, il favore dei vescovi e il voto dei Popolari europei perchè accettino D'Alema come Commissario europeo per gli Esteri..... A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina.

Purtroppo noi in Italia siamo specialisti nello scatenare tempeste in un bicchier d'acqua e siamo sempre pronti a dichiarare crociate per falsi problemi, anche per evitare di affrontare quelli veri. I crocifissi nelle aule di scuola e di tribunale non servono proprio a nulla, nè alla fede, nè all'arte, nè a rendere migliore o a "proteggere" la diffusione della cultura e l'amministrazione della giustizia. Stanno lì a raccogliere solo polvere per un inutile puntiglio delle autorità ecclesiastiche e politiche, per certificare e imporre ufficialmente la supremazia della religione cattolica sulle altre religioni e sullo Stato stesso. Sarebbe meglio si pensasse al fatto concreto che, nonostante i crocifissi appesi e le benedizioni inaugurali obbligatorie, le scuole in gran parte non a norma talvolta crollano con i bambini dentro, le case e le chiese crollano per frane e terremoti aggravati da incuria umana, tanti "poveri cristi" in carne ed ossa subiscono ingiustizie per mano di chi ha qualche potere fino a morirne.

Chissà se il Gesù dei cristiani credenti, risorto e seduto a fianco del Padre nell'alto dei cieli (!?), ride o piange di fronte a tanto sfoggio di zelo di chi lo vuole vedere raffigurato ovunque e in eterno appeso alla croce a cui l'hanno inchiodato due millenni fa i potenti ecclesiastici e politici del suo tempo, per punirlo di una sua modesta contestazione. Io credo che preferirebbe vedere in giro meno crocefissi e più amore per il prossimo, solidarietà, impegno disinteressato, onestà, soprattutto da parte di chi pretende di rappresentare il popolo e ancor più da chi pretende di rappresentare Dio. L'Italia è piena di Chiese, oratori , musei colmi di opere d'arte di carattere religioso. Nessuno ce le può o le vuole togliere. Ci mancherebbe! Ma la cultura, l'identità nazionale , la storia d'Italia non si identificano solo in questo aspetto o in questo simbolo, che, tra l'altro , non è sempre stato usato come mezzo per ispirare amore, giustizia, uguaglianza, libertà e laicità, ma per imporre tutto il contrario....



martedì 27 ottobre 2009

Dove ci porterà il treno guidato da Bersani?

"Habemus papam". Il popolo delle primarie del centrosinistra ha dunque eletto il suo "papa". Un papa, ma si potrebbe anche definire "papà", di lungo corso e lunga esperienza, che racchiude in sè tutti i meriti, e le colpe, della storia della sinistra, e in particolare di quello che è stato il PCI, poi PDS, DS e infine l'attuale PD.
Scegliendo Pierluigi Bersani, la parte che lo ha votato (53 %) ha voluto "star nel sicuro", affidarsi ancora una volta al leader conosciuto fin dall'infanzia alle feste dell'Unità, ai comizi di partito, per l'attività di Presidente della regione Emilia Romagna e di Ministro con il governo Prodi. Lo zoccolo duro che ha votato per lui è ancora il tradizionale, e prevalentemente attempato, zoccolo duro che ancora regge le sezioni, pardon, i circoli, prepara le crescentine e i tortellini alle feste di autofinanziamento, fa volantinaggio e volontariato ad ogni occasione. E quando il partito chiama alla conta e al voto, accorre fedele e obbediente alle indicazioni del segretario locale, quasi sempre senza nemmeno partecipare alle poche riunioni di discussione e senza nemmeno conoscere i candidati alle cariche.
Questo zoccolo è la forza del partito; ma al tempo stesso ne rappresenta anche la debolezza. Intanto perchè è uno zoccolo che si sta consumando col tempo, si assottiglia pian pianino per l'età che avanza e spegne via via tanti degli storici militanti. Ma è diventato un punto debole anche perchè con questo metodo di utilizzo dei militanti è via via venuto a mancare un vero dibattito politico interno, un vero rapporto democratico e meritocratico nella scelta dei dirigenti, dai segretari di sezione , a quelli di provincia , di regione e su su fino ai candidati per cariche amministrative e parlamentari. Una solida struttura gerarchicamente ordinata, utile sì, ma che si è chiusa in se stessa, bravissima a mantenersi in vita, ma arroccata quasi esclusivamente a difesa delle carriere dei prescelti dal giro che conta, travagliata dai contrasti per rivalità personali e quasi sempre priva di contenuti ideali, magari dichiarati ma non praticati.
Struttura autoreferenziale che ha quindi portato alla mancanza di una linea del partito su tanti punti importanti, scontentando e deludendo tanti elettori , anche tra quelli storici, soprattutto in questi ultimi anni.

Con la vittoria di Bersani si corre il rischio che questo andazzo continui come prima, perchè i suoi sponsor o sostenitori più potenti sono in gran parte espressione della suddetta struttura, che qualcuno chiama nomenklatura, D'Alema in testa.
Nella sua mozione e nella sua campagna elettorale anche Bersani ha parlato di rinnovamento del partito , ha elencato obiettivi condivisibili, ma ha tenuto anche molte espressioni e posizioni ambigue o non ben chiarite. Se continuerà nella linea ondivaga tenuta finora, se si riprenderà a spacciare per "dialogo" i compromessi e i baratti con gli avversari berlusconiani, la vittoria di Bersani sarà stata una vittoria di Pirro, perchè poi alle elezioni amministrative e politiche, dove non basta lo zoccolo duro delle primarie, si continuerà a perdere voti.

Inoltre, Bersani dovrà tener conto del fatto che, se il 53,3% dei votanti ha scelto lui, c'è stato un 47% che ha sostenuto gli altri due candidati, Franceschini col 34,4%, Marino col 12,3% . Quasi la metà dei partecipanti alle primarie quindi ha espresso un'indicazione più marcata per il cambiamento, per imboccare una linea di opposizione e di laicità più decisa, e per accogliere e valorizzare persone nuove.
E' apparso evidente che il partito, nella sua componente più radicata, non era ancora "maturo" o pronto per accettare come leader un ex DC-PPI , o un medico illustre abbastanza nuovo per l'attività politica.
Ma il forte consenso da essi pur raccolto è stato un bel segnale, che chi ha vinto non può ignorare.

giovedì 22 ottobre 2009

Signori, ultima chiamata. Poi si perde il treno

Siamo ormai alle ultime battute della lunga e tribolata campagna delle primarie PD 2009. Domenica 25 ottobre si vota. Dal numero dei votanti e dalle loro scelte dipenderà il futuro di questo partito, nato due anni fa tra tante speranze e impantanato poi in una palude di incertezze, contraddizioni e contrasti interni e quindi di delusioni e abbandoni da parte di tanti elettori.
Certo ci vuole coraggio e tanta buona volontà a ripresentarsi ai cittadini per la terza volta, con una proposta di elezioni primarie, dopo le sconfitte subite dai due leader scelti con grandi maggioranze con le primarie precedenti. E' evidente che nel campo del centrosinistra scegliere un buon leader non basta se poi non c'è la reale volontà di sostenerlo, soprattutto da parte di tutti gli altri esponenti di spicco dello stesso partito che vogliono "distinguersi" per passate appartenenze o per religione, farsi un proprio seguito personale con correnti, fondazioni, gruppi di pressione, per condizionare e infine arrivare al più presto a defenestrarlo.
Vista la fine che è stata fatta fare a Prodi e a Veltroni, trionfatori alle primarie precedenti, è dura adesso cercare di convincere i delusi a ritornare alle urne per scegliere un segretario che rischia di essere un nuovo "re travicello", senza alcun reale potere di rinnovare e governare il partito , ancora troppo prigioniero delle sue divisioni interne e di vecchi "governatori e signori delle tessere" che ritengono di aver diritto di gestire il partito a vita nelle rispettive aree di influenza.

Eppure bisogna andare. Eppure bisogna convincersi e convincere che questa è l'ultima chiamata per l'ultimo treno diretto a Roma. Ovvero l'ultima opportunità per tenere unito e in vita, e anzi, rafforzare, un partito che deve essere grande e forte se vuole costituire una valida e credibile alternativa al trionfante berlusconismo e a tutti gli effetti negativi e deleteri che questo sistema di potere personale ha scatenato nella società e nel Paese intero.
Ma non basta andare a votare, bisogna anche scegliere. Chi?
Fermo restando che tutti e tre i candidati sono persone rispettabilissime e leader capaci, con buone doti e buoni programmi, io mi sono convinta che a questo punto del percorso l'unico che possa dare un'immagine nuova al partito, portare dentro persone nuove e capaci, e fermare l'emorragia di voti registrata finora, sia Ignazio Marino-

Ho già citato in un precedente post le interessanti e significative percentuali di gradimento attribuite ad Ignazio Marino, che risulta in testa nei sondaggi di diverse testate giornalistiche, con lettori di diverso orientamento ideologico.
Anche se questi sondaggi non hanno valore scientifico o statistico, per un partito che ha bisogno di trovare una sua nuova identità, al di fuori del vecchio dualismo ex DS (o PCI) ed ex PPI (o DC) e della nefasta contrapposizione laici- cattolici, non è questo un bel segnale per capire quale potrebbe essere la scelta più proficua per riconquistare gli elettori persi e conquistarne dei nuovi?
Hanno più valore i tanto sbandierati sostegni dei personaggi che hanno cariche istituzionali o nomi illustri, o le indicazioni di cittadini che potrebbero essere un domani elettori?

Del resto, le alternative sono fosche. Innanzitutto, per chi è di idee di centrosinistra non andare a votare per le primarie vorrebbe dire l'affossamento di questo metodo democratico di scelta dei candidati, e si rafforzerebbe ancora di più l'arroganza di Berlusconi e del suo pessimo centrodestra appiattito su un capo-padrone assoluto.
La vittoria, magari con scarso margine di differenza, di Bersani o di Franceschini, potrebbe significare la continuità di una mentalità e di un metodo di gestione del partito che resterebbe ancora prigioniero dei vecchi personaggi che ne hanno determinato la crisi e la perdita di credibilità e di voti.
Comunque vadano le cose, bisogna che i dirigenti capiscano che questo è veramente l'ultimo treno.
Se lo perdiamo sarà una sconfitta per la democrazia in Italia



domenica 18 ottobre 2009

Calzini azzurri, magliette grigie e nastrini rossi


Adesso c'è la gara ad adottare abbigliamenti simbolici per dimostrare l'opposizione al capo di governo Berlusconi e al suo modo di far politica. Ha cominciato Ignazio Marino con la proposta di un nastrino rosso per manifestare sostegno alla libertà di informazione . Poi sono uscite le magliette con la scritta "Non sono una donna a sua disposizione", per manifestare solidarietà a Rosy Bindi che era stata oggetto di una battuta cafona del detto "gentiluomo", galante solo con le belle di notte e di giorno , o le "escort" pagate per essere gentili con lui.
Ora "Il Fatto quotidiano", e subito dopo Franceschini, hanno proposto di indossare calzini azzurri o turchese per manifestare solidarietà al giudice Raimondo Mesiano , quello che ha quantificato il risarcimento di 750 milioni di euro che la Fininvest (famiglia Berlusconi) deve pagare alla CIR (De Benedetti) per aver illecitamente , tramite corruzione di giudice, acquisito la Mondadori a danno di quest'ultima società.
Giudice fatto oggetto di strano pedinamento e servizio fotografico e giornalistico, trasmesso su Canale 5 con commenti allusivi e sciocchi sulle sue passeggiate mattutine di relax, e sul suo abbigliamento caratterizzato, udite lo scandalo!, da calzini color turchese.

Ora ci si può anche scherzare su e fermarsi all'aspetto folkloristico della faccenda. Invece la faccenda è molto seria. Perchè è solo l'ultima dimostrazione dei metodi che il nostro premier può permettersi di usare, attraverso i suoi mezzi personali di comunicazione, per intimidire, condizionare e "avvertire" il giudice in questione e tutti gli altri giudici che dovessero pronunciare sentenze a lui sgradite, di quel che potrebbe succedere loro: appostamenti continuati, indagini riservate sulla loro vita personale e dei famigliari fino al terzo grado, per poter poi trovare qualsiasi cavillo, multa per divieto di sosta, problema domestico, finanziario o sentimentale , vero o presunto, da sparare in prima pagina sui suoi giornali per squalificarli, delegittimarli, o almeno ridicolizzarli.

Con questo metodo è già stato punito , e costretto alle dimissioni, il direttore di Avvenire, Dino Boffo, "colpevole" di aver blandamente invitato il premier a comportamenti più dignitosi e coerenti nella sua vita privata, per le conseguenze che ne sono ricadute su quella pubblica. Ad altri suoi critici, giornalisti o politici, per aver raccontato fatti veri e documentati o formulato domande, sono già piovute addosso querele, intimidazioni, attacchi quotidiani sui giornali di famiglia per vicende, queste sì, private e irrilevanti a fini pubblici.
Al giudice Mesiano per ora hanno trovato di disdicevole solo un paio di calzini turchese. Ma vedrete che scavando e pedinando si potrebbe arrivare anche al colore delle mutande portate in lavanderia.
E non c'è nulla da ridere, per chi vuol capire.
E non si dica, come fanno i difensori ad oltranza di Berlusconi, che in fondo sono tutti uguali, tutti colpevoli, tutti con qualche scheletro nell'armadio o almeno qualche peccatuccio; quindi o si sta zitti tutti e si tace sulla vita e le opere del premier, o il premier ha diritto di "sputtanare" (parola sua) chi gli pare o gli attraversa la strada, sia la moglie , o un giudice scomodo, un rivale in politica che gli fa ombra, un giornalista o un direttore di giornale , un fotografo o un cittadino che scrive su un blog.
I livelli di responsabilità, di diritti e di doveri, sono ben diversi, e sono legati al ruolo che ognuno ricopre e alle colpe o ai reati accertati compiuti.
Il portavoce di un premier (il tanto vituperato Sircana) fotografato mentre in auto si ferma a scambiare due parole con un trans ha la stessa responsabilità di un premier che , sposato e con figli, propagandisticamente impegnato in difesa dei valori della famiglia cristiana, riceve abitualmente minorenni, ragazze a decine ed escort fornitegli da un assiduo procacciatore, inquisito per corruzione, favoreggiamento di prostituzione e spaccio di droghe ?
Una nota spese contestata ad un medico, un contratto d'affitto sottostimato di un direttore di giornale, privati cittadini che per i fatti specifici devono rispondere solo ai loro datori di lavoro o contraenti, hanno lo stesso valore giuridico e morale di accuse per falsi in bilancio ed evasioni fiscali per cifre stellari e per corruzione di giudici compiuti da un capo di governo che deve rispondere a tutti i cittadini e dare per primo l'esempio di rispetto delle leggi uguali per tutti e della Costituzione? Capo di governo che nel frattempo ha cercato in tutti i modi di far approvare leggi che lo liberassero dalle sue pendenze giudiziarie e continua con proposte vendicative di future riforme costituzionali e di leggi che limitino l'indipendenza e l'operatività della magistratura.
Si sbandierino pure calzini azzurri, magliette e nastrini antipremier, ma l'opposizione si metta d'accordo e si impegni anche in Parlamento ad esercitare un vero contrasto (non come per lo scudo fiscale) a questa pericolosa deriva autoritaria.
Il dialogo va cercato tra le forze di minoranza ora, non con questa maggioranza

mercoledì 14 ottobre 2009

Sondaggi nascosti e ... incoraggianti

Mentre tutti i canali televisivi e i giornali di proprietà o di osservanza berlusconiana continuano a ripeterci che il gradimento degli italiani per il premier raggiunge il 70%, sorprende trovare in una paginetta non tanto vista e frequentata di "Quotidiano.net" (che fa parte della catena comprendente Il Resto del Carlino e la Nazione, quindi tutt'altro che "di sinistra") alcuni sondaggi che vedono il premier in netta minoranza per le sue scelte.
Ne cito alcuni visti stamattina:

* Domanda: Lodo Alfano, stai con Berlusconi o con la Corte Costituzionale?

Risposte: Con la Corte Costituzionale (59.23%) Con Silvio Berlusconi (40.27%) Non so (0.5%) Totale votanti: 8663

** Domanda: Giusto concedere l'immunità alle più alte cariche dello Stato?

Risposte: No (66.93%) Si (32.52%) Non lo so (0.55%) Totale voti: 5606

*** Domanda: Lite Berlusconi-Napolitano, tu con chi stai?

Risposte: Con Napolitano (60.15%) Con Berlusconi (37.64%) Non so (2.21%) Totale voti: 813

Questa modesta ma pur significativa consultazione un po' dietro le quinte, conferma quel che ha cercato di spiegare con le sue dotte argomentazioni e valutazioni, Ilvo Diamanti, che su "La Repubblica" di domenica scorsa indicava in un povero 21% il gradimento personale e reale di Berlusconi tra i votanti, al netto di tutte le sopravvalutazioni derivate dai calcoli fatti comprendendo tutti i partiti del centrodestra e dei votanti, senza tener conto delle astensioni.

!!! Molto interessante un altro sondaggio fresco fresco, tra i più recenti della serie dello stesso network:

**** Domanda Chi vorresti come nuovo segretario del Pd?

Risposte: Ignazio Marino (45.07%) Pierluigi Bersani (33,25%) Dario Franceschini (21.68%)
Totale voti: 821 alle ore 11 del 14 ottobre

Per un partito che deve farsi le ossa e crescere per vincere questo potrebbe essere un segnale per indirizzare le scelte su chi puntare.

Aggiornamento del 18 ottobre

- Ignazio Marino (38.69%) Pierluigi Bersani (37.32%) Dario Franceschini (23.98%) Totale voti: 1747

* il sondaggio era stato messo in evidenza con un richiamo in home per un giorno. Evidentemente i sostenitori di Bersani se ne sono accorti e sono intervenuti.... ma la percentuale di Marino resta significativa.

Aggiornamento del 20 ottobre

- Il Corriere.it - Sondaggio del 19 ottobre 2009
Pd, scegliete il vostro candidato

Marino 38.2% Bersani 34.9% Franceschini 26.9% - Numero votanti: 12816 alle ore 18,46 del 20 ottobre

- Espresso.repubblica.it - Sondaggio aperto alle 00:00 del 24-07-2009

E adesso chi scegli?

Pierluigi Bersani 13.540 voti --- Dario Franceschini 6.869 voti
Ignazio Marino 16.389 voti- 37.491 voti alle 18:57 del 20 ottobre

Aggiornamento del 24 ottobre ore 18,30 su Quotidiano.net

Ignazio Marino (39.22%) Pierluigi Bersani (37.5%) Dario Franceschini (23.28%) Totale voti: 2616

*** Come mai questi sondaggi che vedono in testa Marino, sia su stampa di sinistra che indipendente o filo centrodestra, non vengono mai citati in articoli e dichiarazione dei politici?

Dove vuole andare a parare Tony Blair?

Dal sito di UAAR (Unione Atei, Agnostici, Razionalisti), leggo:

Tony Blair contro i laicisti: “sono uguali ai fondamentalisti”
Intervenendo a una conferenza presso l’Università di Georgetown, davanti a una platea di cristiani e islamici, l’ex capo del governo britannico Tony Blair ha tessuto un convinto elogio della religione. Secondo quanto riporta il sito del Times, Blair ha anzi proposto che le due più diffuse religioni del pianeta si uniscano per combattere due minacce convergenti: quella dei fondamentalisti religiosi e quella rappresentata dai laicisti “che disprezzano Dio”........
.............

Al che mi viene da osservare che l’atteggiamento di Blair è quello tipico del neofita, fedele neoconvertito e ultimo arrivato che diventa più realista del re, anzi, nel caso, più papista del papa (e non ne avevamo proprio bisogno). Non so se lo faccia per sincera convinzione o per opportunistica e sottintesa aspirazione a conquistarsi il consenso dei Popolari europei (gli è già arrivato il plauso del laico devoto Giuliano Ferrara e dell'altrettanto sincero devoto Silvio Berlusconi, che è tutto dire) mirando alla Presidenza UE, o quantomeno a riacquistare un ruolo internazionale attraverso la sua “Faith Fundation”.

In ogni caso dimostra poca obiettività, mettendo sullo stesso piano i danni che provoca nel mondo il fondamentalismo religioso, tanto diffuso e potente, con quello del cosiddetto “laicismo”, che non è un pensiero unico nè una forza di potere, ma un libero atteggiamento di pensiero che non impone nulla a nessuno e non pretende di far passare alcuna umana convinzione per volontà di Dio.

Di quale Dio poi si parli (sia chi lo disprezza che chi pretende di conoscerlo) è un mistero, visto che ogni popolo, o religione, ne adora uno suo, che non ha dettato le stesse regole e la stessa morale che ha dettato agli altri.

Sono rimasta anche molto stupita di un suo intervento, a mio parere molto contraddittorio, pubblicato su La Repubblica l’11 settembre scorso sotto il titolo “Un patto tra le religioni contro la povertà”. Se lo scopo del suo nuovo zelo religioso fosse questo, si potrebbe anche apprezzarlo; ma se non parte dalla consapevolezza che povertà, degrado sociale e privazione di diritti umani sono stati e sono tuttora più diffusi negli stati teocratici o dove le religioni sono fortemente influenti e collegate con il potere politico, non credo possa risolvere i problemi, affidandosi per la cura proprio a chi è tra le cause delle malattie.

Andrebbe bene anche il suo proclamato intento di stimolare il dialogo interreligioso e interculturale, per favorire la pace e lo sviluppo dei paesi più arretrati , anche attraverso le ONG e le organizzazioni assistenziali religiose. Ma per far questo occorre che tutte le religioni, ma soprattutto i capi religiosi, rinuncino alle loro pretese di possedere la verità assoluta e accettino in sostanza il relativismo e la opinabilità di ogni fede, credenza o tradizione culturale, per rispettarsi e convivere pacificamente (e laicamente). Il che, visti i comportamenti mostrati finora da papi, imam e rabbini capi, mi sembra operazione alquanto ardua.