domenica 8 settembre 2013

O la borsa o la vita. O l'assoluzione per il delinquente o la caduta del governo.

Pensavo, anzi speravo, che con la  recente conferma in Cassazione della condanna a Berlusconi, si arrivasse finalmente alla conclusione  della attività politica del condannato e quindi  si potesse  avviare una nuova stagione  da Paese normale, senza l'incubo  ventennale della sua presenza nefasta. E invece no.
Siamo più che mai sotto la pressione del suo ricatto, esercitato con tutti i mezzi a sua dispozione, giornali, TV, partito compatto a sua difesa,  giuristi "pro veritate sua"  con pareri a pagamento, avvocati, mastini e pitonesse assatanate al seguito, stampa  falsamente indipendente che gli regge l'arma  non si capisce bene per quale reconditi interessi; e pure con qualche aiutino ambiguo  e intempestivo di personaggi  di altra sponda politica, come il sopraffino azzeccagarbugli Violante, in nome di un "garantismo" che lo ha già garantito anche troppo,
Tutto per mantenere "l'agibilità politica" di questo uomo di 78 anni, pregiudicato con altre condanne e processi in corso  in evidente stato di instabilità emotiva  per mania di persecuzione e smodato delirio di onnipotenza, frustrato per aver dovuto subire finalmente una meritata e definitiva sconfitta  in tribunale, un leader onnipotente che in 20 anni di "agibilità politica" ha dimostrato solo di essere politicamente incapace di risolvere alcun problema del Paese, anzi creandone parecchi anche nelle relazioni con l'estero.
Ebbene ora vuole e può ancora permettersi di puntare la pistola contro il Presidente della Repubblica, il capo del governo, e i partiti che lo sostengono perchè gli trovino un'escamotage, un cavillo, un pretesto per un rinvio della condanna, un' amnistia, una grazia, una qualsiasi scappatoia che gli permetta di continuare a sedere in Parlamento come senatore, e di ricandidarsi alle prossime elezioni come capo di un partito che ha dimostrato così di essere senza alcuna vergogna, senza un minimo di dignità istituzionale e senso morale, in dispregio di  ogni principio di legalità.

Come il rapinatore di strada che punta la pistola contro il passante intimandogli di scegliere se dargli il portafoglio o la vita, il nostro disonorato ex presidente del Consiglio pretende ora che si rinneghi addirittura una legge da lui stesso in passato approvata. E se gli si dirà di no,  ordinerà ai suoi sottoposti di far cadere il governo, incurante delle eventuali conseguenze  negative che possono ricadere sull'Italia tutta in questa situazione economica gravissma, e mentre sono incombenti minacce di guerra  sul piano internazionale; non c'è alcuna disponibilità da parte del M5S per formare un altro governo con altra maggioranza, e se si torna a votare con questa legge elettorale  si rischia di ritrovarsi nelle stesse condizioni di ora.
Ma può il Presidente della Repubblica, e il Parlamento,  sottostare a un simile ricatto? fino a  che punto si può rinunciare a principi fondamentali per una democrazia, per salvare a tutti i costi un governo, che, tra l'altro, in queste condizioni e con simili protagonisti e le loro pretese, non riesce nemmeno a governare e fare leggi decenti?
E sarà il PD stavolta finalmente compatto e deciso a difendere la legalità e la giustizia uguale per tutti ?
Può un Paese risollevarsi da tanta crisi con tanti irresponsabili, incoscienti, opportunisti disposti a tutto (e tra loro  ci metto tutto il PDL, vari "grandi vecchi" del PD e pure Grillo e Casaleggio), collocati nelle cariche di massima responsabilità decisionale?

venerdì 2 agosto 2013

Finalmente! La giustizia ha fatto il suo corso e manda a casa Silvio Berlusconi

Certo le cose in Italia non cambieranno più di tanto, il governo  traballerà o si salverà o cadrà  tra non molto, non importa.  Ma almeno una piccola soddisfazione l'ha provata chi, come me e tanti altri italiani, ha sempre pensato, fin dal 1994, che Silvio Berlusconi  non avrebbe dovuto mai ricoprire cariche pubbliche, perchè troppo propenso a infrangere le leggi per il proprio interesse.
Ci sono voluti 20 anni per arrivare ad una sentenza definitiva, al terzo grado, che lo condanna a 4 anni di carcere, per frode fiscale, con interdizione dai pubblici uffici in misura da ridefinire.
Il Tribunale di Milano ha spiegato nelle motivazioni della condanna di Silvio Berlusconi “Si deve anzitutto considerare il suo ruolo di direzione e di ideatore fin dai primordi del gruppo di un’attività delittuosa tesa ad una scientifica e sistematica evasione di portata eccezionale. Va poi considerata - scrivono i giudici - la particolare capacità a delinquere dimostrata nell’esecuzione del disegno, consistito nell’architettare un complesso meccanismo fraudolento ramificato in infiniti paradisi fiscali, con miriadi di società satelliti e conti correnti costituiti esclusivamente in funzione del disegno delittuoso. E nemmeno può trascurarsi - conclude nelle motivazioni il Tribunale - che dalla suddetta attività è conseguita per 1’imputato un’immensa disponibilità economica all’estero, in danno non solo dello Stato, ma anche di Mediaset e, in termini di concorrenza sleale, delle altre società del settore”.
In pratica, pur con il beneficio di un provvidenziale (per lui) indulto, che gli sconta la pena di 3 anni, almeno un anno se lo deve fare  agli arresti domiciliari o ai servizi sociali. E, se la sentenza e le  leggi vengono applicate nel verso giusto perde pure il titolo di senatore, e, non ridete, di "Cavaliere"!
E sia! Era ora.

Non se ne può più di quest'uomo, che ci ha molestato e danneggiato per 20 anni e ha praticato la più colossale e lunga operazione di stalking contro la magistratura che si sia mai vista, in Italia e nel mondo, stravolgendo il concetto di giustizia e legalità e abusando del suo potere per salvare se stesso dalle imputazioni che via via gli venivano  attribuite, facendosi passare per "perseguitato dalla giustizia".
Purtroppo, nonostante la condanna subita, l'operazione di stalking continua. Ed è semplicemente scandaloso, e solo in Italia può succedere una cosa del genere, che il condannato possa andare in TV a reti unificate, come ieri sera, a offendere la magistratura per l'ennesima volta e piangere lacrime di coccodrillo da finta vittima insieme ai suoi cortigiani, pitonesse, amazzoni e avvocati, pagati da tutti gli italiani.
Solo in Italia un ex premier e capo politico con tanti conti aperti e chiusi con la giustizia può permettersi di  definire "irresponsabili" i giudici che l'hanno inquisisito o condannato, Giuliano Ferrara che definisce i giudici "vili e cazzoni", le ineffabili "onorevoli" Biancofiore e Carfagna  che con grande sicumera affermano di ignorare una sentenza ingiusta e si prostrano ancora  in ginocchio davanti al capo che le ha "create" e portate ai massimi livelli della politica nazionale. E il PDL riunito in conclave che gli ha dedicato una standing ovation di sostegno e fedeltà fino alla morte.Per non parlare degli spalatori di veleno,  professionisti della carta stampata o  direttori di giornali come Sallusti, Feltri e Belpietro, al soldo o al servizio di Berlusconi, che continuano imperterriti a ripetere la solita solfa contro la magistratura.Non si era mai vista una tale orgia di servilismo politico e sudditanza dai tempi di Mussolini.
Di questi non ci libereremo mai? Non esiste più il reato di vilipendio della magistratura? A questi è permesso tutto?
Tutto  si può criticare, anche le sentenze, Ma c'è modo e misura, e soprattutto  bisogna distinguere per quale causa e fine lo si fa. Se è per difendere un fuorilegge recidivo perchè da questo dipende la propria carriera, non è proprio una buona causa.
Il Capo dello Stato Napolitano è intervenuto ieri sera con un comunicato per dire che "la via maestra è il rispetto della magistratura" e per esprimere apprezzamento perchè nell'ultima settimana c'era stato un atteggiamento più rispettoso nei confronti della magistratura da parte di Berlusconi e del suo entourage.  Come se non fosse chiaro che  si trattava di tattica  dell'avvocato Coppi per non irritare la Cassazione prima della sentenza. Cosa dice oggi Napolitano a fronte dell'indegno e offensivo  intervento di Berlusconi ripreso dalle TV e internet di tutto il mondo?
A quanti condannati è concesso un simile privilegio-abuso?
Il Capo dello Stato ne tenga conto nei suoi frequenti moniti ed elogi alla "pacificazione" che non c'è. E preoccupa il suo richiamo alla necessità di una urgente riforma della giustizia. Se la riforma della giustizia, pur necessaria, la faranno certi avvocati difensori dei delinquenti e quei "saggi" che hanno sostenuto e "salvato" Berlusconi finora, sarà una ulteriore disgrazia per legalità e giustizia.

sabato 20 luglio 2013

Con un Presidente comunista (ex?) moriremo kazaki. Le "larghe intese" di Napolitano stanno uccidendo la nostra democrazia

Al momento della nomina di Enrico Letta a capo del nuovo governo avevo scritto con triste  ironia "Con un capo dello Stato comunista moriremo democristiani". Ma mi devo correggere. Magari  avessimo un governo  in stile democristiano! Per quanto fosse elastica la realpolitik e la morale democristiana degli Andreotti e dei Cossiga e la loro politica estera, non credo sarebbe scesa così in basso da avvallare  e approvare in Parlamento la condotta iniqua del ministro dell'Interno Alfano (alias Berlusconi) nella vicenda dell'espulsione di Alma  Shalabayeva moglie di un dissidente  kazako, insieme alla  figlia Alua di 6 anni, completamente agli ordini  dell'ambasciatore del Kazakistan  e del suo presidente Nazarbayev (fresco ospite della villa  in Sardegna  di un uomo Mediaset, guarda caso...).

Che a questa approvazione si associassero poi anche  i senatori e quasi tutto il PD, che dovrebbe essere un partito "democratico" di nome e di fatto, è ancor più inaudito e deprimente, perchè contraddice  quei valori di difesa dei diritti umani che dovrebbero essere irrinunciabili per principio; e perchè contraddice ad una altrettanto  inderogabile esigenza di difesa della sovranità nazionale a fronte della ingerenza  di uno Stato estero che i valori della democrazia calpesta, in casa sua e fuori.

Ma questo è avvenuto perchè non siamo più un paese libero e democratico, da quando ha preso il potere in Italia la nefasta figura di Silvio Berlusconi, che ha sovvertito ogni valore morale e politico e istituzionalizzato  il dispregio per la legalità, con la complicità  e la strenua difesa dei suoi parlamentari-cortigiani e l'avvallo di milioni di elettori che gli hanno confermato la fiducia, evidentemente compiacenti e soddisfatti.

Ma è avvenuto anche perchè il PD, partito "democratico" che avrebbe dovuto contrastare questo  strapotere  del PDL e di Berlusconi che comunque  rappresenta una minoranza di italiani, non solo lo ha favorito e salvato in tante circostanze, ma adesso ne è diventato addirittura succube e legato indissolubilmente da un patto scellerato di "larghe intese" fortemente voluto e imposto dal Capo dello Stato Napolitano, chiuso nella sua ferrea convinzione che non ci siano alternative a questo governo, presieduto dal "democratico" Enrico Letta, ma ostaggio, ancora  e sempre, della volontà e degli interessi di Berlusconi e delle sue amicizie.

E in ossequio a questa convinzione e volontà bisogna accettare e approvare tutto, qualunque boiata il governo o uno dei suoi membri facciano.
No, anzi, il PD fa il bel gesto di far dimettere la sua ministra Josefa Idem per aver mancato il pagamento dell'IMU per la sua palestra.... poi salva  il Ministro dell'Interno Alfano più incapace e ignavo della storia italiana che non ha saputo o voluto  impedire un sequestro di persona (una donna e una bambina) dentro al suo ministero....


Se non è vocazione al suicidio politico questa, come la si può definire?

Inutile parlare del ruolo purtroppo sprecato e ininfluente  della terza gamba di questa democrazia azzoppata che nel Parlamento è ora rappresentata dagli eletti del M5S. Hanno fatto sì il bel gesto di presentare una giusta e motivata mozione di sfiducia contro Alfano, insieme a SEL. Ma è stata  per forza di cose bocciata. Prigionieri anche loro degli umori ondivaghi e imperscrutabili del padrone del marchio di fabbrica, Grillo, e del suo enigmatico sodale Casaleggio, non volendo nemmeno tentare di "fare accordi con nessuno dei partiti" , soprattutto col PD, non potranno che fare una guerra di trincea o di retroguardia  che  contribuisce a mantenere in essere  la iniqua alleanza PD-PDL.

Un ultimo  appunto merita il lapsus freudiano sfuggito al Presidente del Senato Pietro Grasso ieri, che ha tacitato il senatore  del M5S che voleva citare una frase del Presidente della Repubblica, senza dargli nemmeno il tempo di pronunciarla per capire se poteva trattarsi di un'offesa o di una semplice citazione letterale.
Siamo dunque a questo punto, che Napolitano non può nemmeno essere  citato in Parlamento, oltre che criticato, o intercettato, pena l'accusa preventiva di lesa maestà.

Ma quale è il potere reale, legittimo, o occulto, di quest'uomo??

lunedì 17 giugno 2013

Dalle stelle alle stie. Gli sponsor dei “cittadini” eletti del Movimento5S già li chiamano “polli”.

E' triste lo spettacolo offerto dalle "penne" più illustri de Il Fatto quotidiano in questi giorni. Evidentemente delusi e arrabbiati per la crisi del Movimento 5 stelle, per il cui successo si erano tanto prodigati, i giornalisti  di punta del quotidiano  si stanno profondendo in rimproveri, critiche  e "consigli non richiesti".  Peccato però che ancora una volta  si  rivolgano soprattutto contro il bersaglio sbagliato, o per lo meno non contro il vero e maggior colpevole  della crisi, che è lui, Beppe Grillo, l'inventore del marchingegno politico- personale,  deus ex machina del "movimento", signore e padrone del marchio politico commerciale a lui intestato, dello Statuto - non statuto e delle vite dei "cittadini" eletti in suo nome e scelti coi criteri da lui fissati.
Logica, prassi e correttezza morale vorrebbe che, in seguito ad una sconfitta, fosse il capo ad assumersi la responsabilità della sconfitta e a dimettersi, lasciando ad altri il compito di tentare la rivincita. O quantomeno di cambiare strategia, visto che quella, perdente, adottata finora porta la sua firma.
E invece qui il capo persevera negli errori e scarica la colpa sulle truppe  che, volenti o nolenti lo hanno servito, "usi ad obbedir tacendo" come i carabinieri arruolati nell'Arma; e nel caso dei pochi che hanno osato  obiettare e dubitare a voce alta,  si  decreta, o si vorrebbe decretare stando agli ordini del capo, l'espulsione.
Come pretendevano di far credere certi generali del passato, se la strategia ideata e imposta da loro falliva, la colpa era dei soldati incapaci o vili. E i "traditori"  venivano fucilati.
Evidentemente, il tanto promesso "rinnovamento" del M5S guarda molto all'indietro e a modelli  che si sperava superati.
Non è un bel clima quello che così facendo si è creato fra i 163 "cittadini"  eletti in Parlamento, che paiono ora  sul punto di una scissione tra "fedelissimi" al capo e presunti "dissidenti". Clima quasi da "caccia alle streghe" o alla spia comunista  del periodo maccartista in USA; o che adombra i metodi di sospetto continuo di tutti contro tutti in auge nei regimi comunisti, che portavano a denunciare il parente o il vicino di casa come "infiltrato" o "spia degli americani", per dimostrare il proprio zelo e la propria fedeltà al capo e per paura di finire a sua volta accusato.
Non sembri esagerato il paragone, che  viene giustificato dalle affermazioni di Grillo, che fa di tutto per alimentare questo clima di sospetto  tra le sue truppe, con continui attacchi suoi e dei suoi portavoce a presunti infiltrati, troll, venduti, voltagabbana  alla Scilipoti e Razzi. E poi gli attacchi alla stampa e  tutti  i giornalisti, tutti  "pagati" dal nemico e tutti contro di lui.
Sinceramente appare  piuttosto penoso e puerile, ma anche preoccupante, per uno come lui  che ha attaccato e continua ad attaccare  tutti, atteggiarsi a vittima e lamentarsi  perchè - a suo dire -  sono tutti contro di lui.
Chi di spada ferisce di spada perisce, viene da dire; oppure: chi la fa l'aspetti, per usare  i sempre verdi proverbi popolari.
Comunque la sua è una performance maldestra,  a imitazione dello stile berlusconiano, con  chiamata in piazza dei suoi fedelissimi per domani come dimostrazione di forza; come, appunto ha fatto Berlusconi (e sta facendo pure Erdogan...).
Dispiace quindi che Travaglio, il maggior sostenitore di Grillo da sempre, fino al punto di apparire come avvocato difensore e suo portavoce in TV e sul suo giornale e in tutte le interviste possibili, nel suo editoriale del 15 giugno metta il micidiale titolo “ Movimento 5 polli”, titolo che nell'editoriale di oggi  attribuisce a suggerimento di Casaleggio. Attribuzione vera o provocazione che sia, è comunque sintomo di disprezzo e dileggio suo e dei succitati capi-padroni verso i malcapitati  eletti in Parlamento,  accomunati comunque nel disprezzo e nel dileggio per il Parlamento e per la stampa tutta, colpevole di  rivelare le beghe e gli errori del M5S, così come fa da sempre Il Fatto nei confronti di tutti gli altri partiti. Le sue battaglie per la libertà di stampa e di critica paiono  un ricordo lontano.

Così pure  dispiace  che il pur brillante Scanzi sfoghi la sua irritazione contro il M5S in articoli sempre più contraddittori e altalenanti, con espressioni tipo "della vicenda Gambaro non ce ne frega una beata mazza" e continui poi con il dire "il dissenso esiste e deve esistere. Grillo fa cazzate come tutti. Se ne faccia una ragione. Basta con questa faida tra yes-(wo)men pedanti e teneri favietti salsati di ritorno (“Movimento Cinque Polli”, diceva ieri sempre Travaglio). Più fate così, più regalate gioie a chi vi odia. Se questo scazzo gigantesco vi serve per serrare le fila, bene. Poi però basta."
 Sempre sul Fatto del 16 giugno Paolo Flores D'Arcais titola il suo pezzo
"Cari “dipendenti”, finitela di deluderci" calcando quindi la mano sui dipendenti invece che sul padrone (che non è l'elettore, ma l'inventore del marchio).
Anche  qui viene da dire agli esimi poco illuminati consiglieri-sponsor: se continuate così, eletti ed elettori  del M5S  finiranno col dire anche a voi: "dei vostri consigli e rimproveri adesso non ce ne frega una beata mazza".
Anche perchè  questi signori giornalisti, che conoscono la storia e la cronaca politica, dovevano pur saperlo che nel M5S il difetto stava nel manico ed era congenito dalla nascita. Che Grillo  non era uno statista ma un Masaniello si vedeva ad occhio nudo.

Più obiettivo e garbato Furio Colombo, che nel suo articolo (sempre  di domenica 16 - giorno del giudizio universale!?) punta il dito  sulla piaga e sui limiti, trionfi e crisi, dei partiti personali in Italia e scrive, sotto il titolo "Storie di uno. La politica ostaggio dei singoli “... Grillo è arrivato a mani piene (persone e promesse) ma mai nessuno nonostante i seguaci, ha realizzato programmi o promesse senza dare ruolo e valore e senso al lavoro di chi si è offerto di partecipare ed è stato eletto. Governare attraverso ordini indiscutibili uccide, e si può solo aspettare. E dunque ci resta solo un’interessante “storia di Grillo” ma niente da scrivere, per ora, sul Movimento Cinque stelle...

Che la scissione avvenga ora o più avanti o mai, non importa. Se il capo e le regole imposte restano gli stessi,  il problema della gestione di questo pseudo "movimento" che si sta comportando peggio dei tanto deprecati partiti a struttura democratica, resterà sempre  aperto e non potrà che far perdere ancora di più la fiducia degli elettori. E sarà un'altra delusione e un'altra sconfitta per un pezzo di democrazia, per un altro tentativo di rinnovamento che si è rivelato mal riposto.
Dopotutto, il tanto vituperato Bersani  ha dato le dimissioni il giorno dopo  la sconfitta della sua strategia, e il successore Epifani non sta cacciando i tanti, eletti e iscritti, che contestano la linea adottata dal PD con l'infausta e forzata alleanza siglata col PDL.

domenica 28 aprile 2013

Con un Capo dello Stato comunista ... moriremo democristiani. E' destino

Dunque, il delitto politico (quasi) perfetto, è consumato. Vittima predestinata è il PD, con i suoi elettori traditi e beffati e il suo segretario dimissionario Bersani.
Vincitore è tal Silvio Berlusconi, detto il Caimano, dato per  moribondo dopo 20 anni di malgoverno, e resuscitato dopo un anno  dai maldestri  interventi di avversari incapaci o volutamente complici,  e con il fortissimo sostegno di un popolo di 8 milioni di elettori che gli hanno riconfermato la fiducia e il voto.
A nulla sono serviti i voti di altri 16 milioni di elettori, equamente divisi tra PD e M5S, ma tutti  convinti, in campagna elettorale, di riuscire a mandare in Parlamento rappresentanti che avrebbero messo in minoranza  e "mandato a casa" Berlusconi.
E invece a casa è stato mandato solo il democratico  Bersani. E a guidare il prossimo governo sarà un perfetto prodotto della scuola democristiana, maestra nel mediare e nell'arte del compromesso, con la faccia pulita e il guanto di velluto.
Il  vecchio vizio del "nepotismo" dei Papi, ormai  debellato  nella Chiesa, è ricomparso  nella politica nazionale, con  l'assegnazione della carica di Capo del Governo a Enrico Letta, vicesegretario del PD e nipote di Gianni Letta, già ministro plenipotenziario e uomo ombra di Berlusconi.

Il  "delitto politico"   (quasi)  perfetto del tanto deprecato (a parole) "inciucio", si è consumato sotto la potente regia  di Giorgio Napolitano, inamovibile  uomo politico di lungo corso, della vecchia guardia comunista, campione di realpolitik, che, primo caso nella storia della Repubblica italiana,  è riuscito a farsi riconfermare nella carica settennale di Presidente della Repubblica per quasi unanime  implorazione di partiti incapaci di eleggere qualcun altro.
Ora abbiamo una quasi Monarchia, con un Presidente-Re che si può permettere di indicare anche la formula di governo, con l'imposizione forzata di "larghe intese" e  coabitazione di partiti finora rivali e  dai contenuti programmatici e ideologici diversi, quando non opposti (sulla carta).
E sì che di altri candidati autorevoli ce ne erano almeno due: Prodi e Rodotà, ma entrambi sacrificati sull'altare dei veti incrociati e dalla  mancanza di volontà di costruire una strategia concordata tra PD e M5S, che poteva essere vincente, e consentire di sconfiggere finalmente il disonorevole "caimano".
Ma la cecità e  lo spietato  opportunismo dei  clan  che si sono  formati all'interno del PD per scalzare e delegittimare Bersani e l'ottuso e  ostinato  arroccamento di Beppe Grillo che ha voluto pure lui umiliare Bersani e respingere con insulti i suoi tentativi di gettare le basi per un accordo, ha fatto sì che  si rendesse inevitabile, per uscire dallo stallo, l'accordo tra PD e PDL.

Come nel famoso romanzo giallo di Agatha Christie, "Assassinio sull'Orient Express",  i pugnalatori sono stati tanti, ognuno con la sua vendetta personale  da consumare. Ma almeno in quel giallo la vittima era un  delinquente.
Nella nostra realtà italiana, "uccidere"  il PD, o metterlo in condizioni di arrivare forse ad una scissione, o quantomeno a perdere  ancora di più la sua identità e il suo ruolo storico  di partito forte che doveva difendere le classi popolari e una certa idea di uguaglianza nei diritti, legalità e giustizia sociale, non mi pare un gran bel risultato per il bene del Paese.
Ma ormai il danno è fatto. La trappola infernale è scattata. Sotto la pressione del Capo dello Stato, e il ricatto, morale e politico, del quasi universale richiamo di tanti al "senso di responsabilità", al bisogno urgente di un governo che governi, anche chi all'interno del PD voleva opporsi a questo abbraccio mortale col PDL, dovrà rassegnarsi a votare la fiducia o a trovarsi in esigua minoranza.
Abbiamo vissuto per decenni sotto il potere degli Andreotti e dei Cossiga, moriremo democristiani-berlusconiani sotto l'occhio vigile di un comunista.
E non si speri in Grillo, perchè questo è il risultato che anche lui voleva, e su cui vivrà di rendita, gridando - ma non troppo- al lupo e all'inciucio, senza doversi assumere responsabilità di Governo in un momento così difficile per la nostra economia.

domenica 21 aprile 2013

Il soldato Ryan-Bersani non ce l'ha fatta. In troppi lo volevano morto. Compreso lui.

Nel mio commento precedente avevo espresso il mio auspicio che si potesse  salvare il soldato Ryan-Bersani, simbolo fino a qualche giorno fa dell'unica e ultima speranza di costituire un governo  di centrosinistra che potesse avere in qualche modo l'appoggio o la collaborazione del M5S, e quindi in grado di  mettere in minoranza Berlusconi e chiudere il capitolo delle "larghe intese" auspicate e volute  da Napolitano  e infelicemente praticate col governo Monti.
E invece è avvenuto tutto il contrario.
Per la prima volta nella storia della Repubblica, nonostante i suoi 88 anni, Napolitano è stato rieletto Capo dello Stato. Quel Napolitano (ex PCI) che aveva già creato seri problemi al PD costringendolo ad allearsi con PDL e UDC, e quindi a perdere un sacco di voti e di credibilità,  e che aveva rifiutato a Bersani l'incarico pieno per formare un governo tentando un accordo con i grillini..
Ora, riconfermato Presidente della Repubblica  coi voti di tutti i partiti tranne il M5S, Napolitano continuerà nella sua ostinata gestione presidenzialista,  favorevole ad una  "grossa coalizione" PD- PDL- Scelta Civica che soffocherà ogni normale dialettica democratica tra forze politiche che dovrebbero avere  contenuti ideali e programmatici diversi e impedirà  la realizzazione di  quelle buone riforme di cui il Paese avrebbe bisogno, o ne farà di pessime o pasticciate  come quelle varate nell'ultimo anno.

Berlusconi gongola felice  perchè così  torna sostanzialmente a condizionare il governo, a chiunque sia affidato, ottenendo sicuramente  attraverso ministri e leggi compiacenti quel definitivo salvacondotto per i suoi guai giudiziari che persegue da 20 anni.

Grillo gongola felice pure lui perchè così può continuare allegramente  a gridare al lupo e all'inciucio, senza assumersi gravose e difficili responsabilità di governo in un Paese in grave crisi, ma  relegandosi in un comodo recinto di opposizione,  contando di  vivere di rendita e di approfittare della implosione che ha colpito il PD.
Il suo grido di battaglia "tutti a casa" e il suo arroccamento nel "noi non facciamo accordi con nessuno" ha avuto come  sola ed unica conseguenza che a casa ci andranno il piangente Bersani, la Bindi e tutta la segreteria PD, ma al governo e nei posti di comando ci saranno tutti quelli della più impresentabile destra, i centristi pur perdenti alle urne, e i piddini inciucisti, con Napolitano al Quirinale.
E' questo che chi ha votato per i soldatini di Grillo voleva?


Infatti è questo è il più  devastante  effetto delle elezioni del febbraio scorso e della  infelicissima gestione  dei suoi risultati, da parte sia di Grillo che dello stesso PD di Bersani, che pareva avviato verso una positiva azione di rinnovamento interno, con le primarie,  con la scelta di Boldrini e Grasso per le cariche di presidenti di Senato e Camera, con un tentativo generoso, per quanto difficile, di  apertura ad una collaborazione col M5S.
Poi, a seguito dell'umiliante e sprezzante rifiuto di Grillo, tramite i suoi portavoce-dipendenti Crimi e Lombardi, evidentemente Bersani ha perso la bussola, o ha perso il controllo del PD,  e si è fatto trascinare (o lo ha voluto lui stesso) dalla nomenklatura  del partito,  pressato da dalemiani e renziani, e fors'anche da"cattolici" della vecchia guardia margheritina, in  una suicida proposta di Marini per la carica di Capo dello Stato, concordata, anzi scelta dallo stesso Berlusconi (!!!) prefigurando un inciucio PD-PDL  anche per un prossimo governo.
Non si è voluto prendere in considerazione l'ipotesi di appoggiare il candidato del M5S, Stefano Rodotà, forse per ricambiare lo schiaffo ricevuto da Grillo, che però, tardivamente e forse solo furbescamente, faceva vagamente balenare  l'idea di un possibile accordo per il governo, nel caso il PD l'avesse votato.

Di fronte ad una così smaccata inversione di linea rispetto a quella promessa in campagna elettorale, e dopo, fino a due giorni prima, la base  degli elettori si è infuriata  e molti parlamentari del PD e SEL  si sono ribellati  e hanno votato contro, decretando la bocciatura di Marini.
Ma ancor peggio è accaduto il giorno dopo, quando si è creduto di potersi salvare con la proposta, approvata all'unanimità dall'Assemblea PD, di candidare Prodi. Ebbene, che hanno fatto i nostri strateghi del suicidio collettivo? Ben 101 parlamentari hanno fatto bocciare pure Prodi!!
Perchè? Chiedetelo a loro, e vi risponderanno con una bugia...

Dopo di che si può solo andare a nascondersi.  E quindi ecco le dimissioni di Bersani e della Bindi e poi di tutta la segreteria del partito.
Partito che adesso  deve veramente decidere cosa è, e cosa vuole, se può restare unito, o se è meglio dividersi  nelle sue diverse anime. Quante? Chi lo capisce è bravo. Solo due, o tante quanti sono gli aspiranti capetti ( in pole position purtroppo l'indefinibile parolaio Renzi) e i vecchi dinosauri inamovibili e spietati come D'Alema, che manderebbero in rovina un Paese intero per favorire la propria carriera e il proprio potere personale?

Vedremo poi anche i sostenitori di Grillo, così felici di aver contribuito a  mandare a casa Bersani e a distruggere il PD, come faranno da soli a mandare a casa Berlusconi e a distruggere  il sistema di potere berlusconiano e filomontiano; o se la loro "rivoluzione" a base di insulti  si fermerà comodamente qui, dopo aver colpito il bersaglio più debole e conquistato un po' di seggi in Parlamento.

domenica 24 marzo 2013

Salvate il soldato Ryan (Bersani, non Berlusconi...)


"Salvate il soldato Ryan" verrebbe da dire a sentire tutte queste campane a morto che incombono sul temerario Bersani, solo contro tutti , o, per essere esatti, con tutti contro di lui; a cominciare dall'indistruttibile e sempre agguerrito Berlusconi con folte truppe fedeli al seguito, per continuare con il sopravvissuto ma tenace Monti, a capo di una piccola pattuglia, per finire con l'implacabile sterminator Grillo, che tiene le sue truppe con pugno di ferro e sotto minaccia di scomunica ed espulsione se aprono bocca o mettono un piede fuori dal recinto in cui li ha chiusi, nel caso qualcuno volesse accorrere, appunto, in soccorso del soldato Ryan sotto assedio.
Se poi ci mettiamo il monito quotidiano alla "coesione" del Capo dello Stato Napolitano, gli editorialisti del Corriere della sera sempre nostalgici del grande inciucio PD-PDL, e alcuni del FQ (uno a caso, Travaglio) che farebbero carte false per vederlo fallire, e certi renziani o dalemiani pronti a dargli la spallata finale, bisogna dire che se Bersani resiste è un eroe a cui bisognerebbe dare la medaglia per la resistenza e la coerenza, comunque vadano le cose.
Peccato che nessuno lo apprezzi e preferiscano tutti  accorrere in soccorso del soldato Berlusconi per sottrarlo alla giustizia  e farlo governare a vita.
Questa è l'Italia dei troppo furbi.