giovedì 22 settembre 2016

Il Burkini e la falsa libertà del vestire delle donne islamiche in Occidente.

E' stato l'argomento - tormentone dell'estate 2016 questo del cosiddetto "burkini", neo costume da bagno  inventato recentemente -si è detto -  per permettere alle donne islamiche osservanti di fare il bagno in piscina o al mare, nel rispetto di quella interpretazione  del Corano più restrittiva che impone alle donne di non esporre in pubblico i propri capelli e non un centimetro di pelle scoperto (a parte il viso, mani e piedi a seconda dei casi).
Il tormentone è scoppiato intorno a ferragosto, dopo che alcuni sindaci della Costa Azzurra avevano emanato un decreto che vietava questo tipo di costume, o tuta integrale, nelle relative spiagge, adducendo motivi di sicurezza,  in seguito alla terribile strage di metà luglio a Nizza, quando un  folle islamico in nome di Allah e dell'ISIS ha deliberatamente travolto e schiacciato con un camion centinaia di persone, sulla Promenade des Anglais, uccidendone 85 e ferendone oltre 250.  Subito si è scatenato il dibattito ( in Occidente ne siamo i campioni) tra favorevoli e contrari, con  la consueta  contrapposizione pregiudiziale ideologica tra  cosiddetta "sinistra" liberal, contraria al divieto, e la destra più xenofoba e antiislamica (più qualche battitore libero isolato come me), favorevole.
Questa contrapposizione pregiudiziale a mio parere ha falsato il dibattito, portandolo su motivazioni talora superficiali o mal riposte o strumentali a fini di favorire la propria parte politica e quindi perdendo di vista il valore politico e giuridico più ampio e importante che l'argomento, e l'oggetto del divieto, apparentemente futile, nascondeva.
Quando poi è stata pubblicata  una foto che ritraeva poliziotti francesi nell'atto di imporre ad una  donna musulmana di togliersi  una delle  fasciature che le avvolgevano la testa, in esecuzione del  divieto emesso dal sindaco, apriti cielo, è scoppiato uno scandalo internazionale!
Manco l'avessero denudata! E via con una serie di articoli di biasimo  per i cattivi poliziotti e sindaci francesi, autori di una simile "discriminazione e privazione di libertà personale" paragonabile a quelle che le donne islamiche subiscono nei paesi dove vige la legge coranica, che obbliga le donne e coprirsi da capo a piedi  quando escono di casa e in qualsiasi luogo pubblico.  
"Siamo come loro!!" subito hanno tuonato affranti i nostri "liberal" e le nostre ex femministe quasi convertite all'islam; e a dar loro man forte è intervenuto subito il Consiglio di Stato francese che, turbato dal fatto che  la Francia, patria della libertè ed egalitè, potesse apparire come un regime tirannico, ha  disposto la sospensione del divieto dei sindaci bollandolo come atto discriminatorio che  ledeva la libertà di religione delle donne musulmane (ma qualche sindaco ha resistito e l'ha mantenuto).
Infine si è aggiunto nientemeno che l'Alto Commissariato dell'Onu per i diritti umani  dell'ONU, che, con la velocità del fulmine, è subito intervenuto a bacchettare i sindaci francesi colpevoli di aver emanato un'ordinanza che "discrimina le donne musulmane, alimenta l'intolleranza religiosa e non serve per la sicurezza".
 Capirai! Tanto zelo e velocità di intervento per difendere un capo di abbigliamento che più che a un costume da bagno somiglia  alla divisa di un combattente dell'ISIS,  da parte in un organismo internazionale che si muove abitualmente a passo di lumaca e non vede e non sanziona mai le gravissime violazioni dei diritti umani compiute nei paesi islamici, si spiega però molto bene se si ricorda che  il presidente di questa istituzione è un principe giordano, musulmano, mentre il presidente del Comitato consultivo del Consiglio ONU per i dirirtti umani è il principe saudita Faisal Bin Hassan Thad, ambasciatore dell'Arabia presso le Nazioni unite. Due  grosse volpi a guardia del pollaio.... e figuriamoci  come sono preoccupati della salute delle galline...

 Tanto perchè si sappia che siamo arrivati all'assurdo che la difesa  dei diritti umani a livello internazionale è stata affidata (o svenduta...) a esponenti di Stati, osservanti di una stessa unica religione, che non hanno nemmeno sottoscritto  la Dichiarazione dei diritti dell'uomo del 1948 e che se ne sono  confezionata una  per conto loro che subordina i diritti umani alla rigida sottomissione ai precetti del Corano. Non riconoscono quindi i diritti altrui e dei fedeli di altre religioni in casa propria, ma sono esigentissimi nel pretendere che gli Stati non islamici applichino alla lettera le  indicazioni fissate per la difesa dei "diritti" degli islamici  residenti  in Occidente, considerando diritti anche quelli che sono pretese derivate da dettami religiosi e  tradizioni arcaiche discriminanti e in contrasto con le nostre leggi e consuetudini.
Ma i fedeli di religione musulmana sono quasi un miliardo e mezzo, sparsi in ogni continente, e, pur divisi e spesso in contrasto tra loro per diverse impostazioni teologiche, rivalità territoriali, economiche e politico- religiose, sono comunque associati in una organizzazione di cooperazione  tra stati islamici che comprende  ben 57 Paesi che, quando si tratta di difendere le prerogative  della loro religione, fanno blocco  e non accettano alcuna limitazione.
Se poi si considera che alcuni di questi stati islamici, come l'Arabia Saudita e l'Iran hanno un forte potere contrattuale e di condizionamento sull'Occidente per via del petrolio che possiedono e di cui ci serviamo, e per  svariati  contratti commerciali che ci legano a loro, ecco che le questioni di principio e di libertà delle donne passano in secondo e terzo ordine e si accetta qualsiasi ricatto o pretesa.
Tornando al famigerato  discusso burkini mi pare opportuno evidenziare alcuni aspetti.

1)Burkini come costume: un'assurda e inutile provocazione, perchè non serve nè per prendere il sole, nè per fare un bagno igienico.
Guardiamo l'oggetto dal punto di vista pratico.
A che serve  indossare un burkini? A niente,
perchè, dovendo coprire tutto il corpo, non serve a prendere il sole o abbronzarsi, anzi, soprattutto se è di colore nero come quelli che si son visti in foto, surriscalda e fa sudare parecchio, per quanto sia fatto di stoffa leggera.
Se poi si vuole fare il bagno o nuotare in mare, la stoffa si inzuppa e appesantisce, rendendo quasi impossibile o quanto meno faticoso e pericoloso l'avventurarsi oltre qualche bracciata. A meno che il costume non sia dello stesso materiale  delle tute da sub, e allora va bene per le immersioni subacquee, più che per fare un igienico bagno presso la riva. E di solito i sub veri, poi, quando emergono e vogliono fare il bagno, la tuta se la tolgono.
 Sfido qualsiasi persona normale a sostenere che sia piacevole e utile dal punto di vista igienico fare il bagno vestiti, al mare, in piscina o nella vasca di casa...
Il burkini è quindi solo un indumento provocatorio di ostentazione di una appartenenza religiosa in una sede che non è luogo di culto, nè di rito, che poteva benissimo essere vietato senza infrangere il principio della libertà religiosa.

2) Il burkini non è un piccolo passo avanti nell'affermazione della libertà della donna islamica, perchè - si dice - le permette di andare al mare, cosa che non potrebbe fare senza.
Ragionamento questo, espresso anche da intellettuli e commentatori autorevoli, che non si rendono conto di quanto sia una deprimente e aberrante resa alle imposizioni e restrizioni islamiche sulle donne. A parte il fatto che, viste le considerazioni di cui sopra non è di alcun progresso o beneficio pratico andare al mare  indossando un burkini, si può affermare che la donna islamica osservante ci guadagnerebbe di più in salute a prendere il sole nel cortile di casa e a fare il bagno nella vasca di casa sua.
 Ma il punto di base che più conta è questo: come si può definire libera una donna che se non si copre da capo a piedi non può uscire di casa? Come si può in un paese libero e democratico permettere questa limitazione della libertà, anzi giustificarla e favorirla, in nome di una  ipotetica e di fatto impossibile "libertà di vestirsi come si vuole"?
 La donna islamica non è libera di vestirsi come vuole, perchè burkini, burka, chador e fazzolettoni vari sono "divise" discriminanti, per religione e sesso, in quanto distintive e caratterizzanti le sole donne musulmane; "divise" volute e imposte, direttamente o indirettamente, per condizionamento culturale-religioso tradizionale dalle comunità islamiche. Sono quindi un forte ostacolo alla integrazione sociale e  lesive del principio di uguaglianza tra uomini e donne e tra le stesse donne di religione diversa.

3) Una  società  democratica e liberale non diventa tirannica  se emette norme  che vietano abusi e discriminazioni .
Un altro argomento sbandierato dai  critici dei divieti francesi si basava sulla tesi che non è con i divieti che si favorisce la libertà delle donne musulmane, ma bisogna favorire la evoluzione ed emancipazione  culturale.
E io rispondo: magari non ci fosse bisogno di divieti! Sarebbe bello  poter combattere le battaglie  sul piano culturale e sociale senza bisogno di ricorrere a mezzi coercitivi. Ma non vedo in giro alcun impegno per favorire questa emancipazione e evoluzione culturale, anzi vedo una rassegnata politica di resa  e assuefazione alle discriminazioni e pretese islamiche.
 In ogni caso, il genere umano è quello che è, e dovunque e in ogni tempo c'è stato bisogno di Codici, penali e civili, per definire ciò che è permesso e ciò che non lo è. La differenza tra uno stato democratico e un regime dittatoriale, teocratico o militare, sta nella diversa qualità delle leggi. Ci sono leggi "liberticide" e leggi "liberatorie" e queste ultime sono necessarie in democrazia e possono comprendere divieti e sanzioni per i trasgressori. Erano forse liberticide le leggi che vietarono la schiavitù? E' liberticida una norma che vieta di servirsi di un autobus senza pagare il biglietto? Non ci sono già norme che regolamentano l'uso di uniformi, di militari, sacerdoti o dipendenti di ditte nei luoghi di lavoro, in servizio o fuori servizio? Già qualche  norma che impedisce di vestirsi come si vuole, c'è e questo  non ci rende uguali ai regimi tirannici.
Fermo restando che servirà ben altro per cambiare la mentalità maschilista, oscurantista e medievale che sta dietro alle "divise" femminili islamiche, io resto del parere che un divieto ben argomentato di indossare  vistosi abbigliamenti distintivi di una religione (qualunque religione) nei luoghi pubblici, potrebbe dare l'opportunità alle donne islamiche residenti in Occidente di provare finalmente il piacere di sentirsi più belle e libere e ben integrate nella nostra società, liberandole di quelle coperture deprimenti che le isolano e condannano ad un ruolo e ad una immagine fuori del tempo presente ( perchè se aspettiamo che le liberino mariti e imam, o che si convincano loro stesse per emancipazione  culturale spontanea, forse non ci arriveremo mai...)

mercoledì 15 giugno 2016

Cultura, tradizioni intoccabili e discriminazioni legittimate dalla religione

Ogni volta  che si scrive un articolo o un commento in cui si critica il persistere dell'uso del cosiddetto "velo" o fazzolettone di foggia varia che fascia la testa delle donne musulmane appena escono di casa o si mostrano in pubblico, ecco che salta fuori  l'equalitarista  a tutti i costi, difensore a priori di tutte le "culture" anche quelle  fossilizzate e costrette da tabù millenari immutabili, foss'anco di tagliatori di teste, dediti a pratiche di stregoneria, schiavismo e mutilazioni fisiche rituali. "Fa parte della loro "cultura" si dice per giustificarli, identificando il termine "cultura"  con "tradizione" e gli usi e i costumi di una tribù o di un popolo praticati da tempi immemorabili e mettendoli tutti sullo stesso piano di dignità e legittimità.
Ma si può definire "cultura" un sistema di credenze, valori, usi e costumi che non  cambiano mai,  anzi, che rifiutano a priori ogni cambiamento o possibile miglioramento, arroccandosi  nel "si è sempre fatto così"?
Non ci sarebbe stato su questa terra alcun progresso, alcun miglioramento economico e nei rapporti umani, civili e istituzionali, se tutti si fossero arroccati in questa difesa strenua del "si è sempre fatto così" e non si fossero invece eliminati via via tanti arcaici orpelli, idee, usi e costumi che si erano rivelati fonte di sofferenza o ingiustizie.
Io credo che si possa parlare di cultura e di civiltà quando un popolo è stato capace di evolversi, di migliorare, di arricchirsi di nuove idee  e strumenti capaci di garantire a tutti maggiori diritti, conoscenze e benessere; quando al suo interno ha saputo produrre  grandi pensatori, scienziati, legislatori, scrittori, artisti, uomini politici e statisti che hanno via via cercato di sconfiggere o almeno ridurre l'ignoranza, aperto strade nuove al progresso, favorito la pace e la collaborazione tra i popoli.
Gli innovatori, ma soprattutto i fautori della libertà di pensiero, hanno sempre trovato l'ostilità dei capi delle religioni (e quindi anche delle masse dei fedeli più osservanti e a loro obbedienti) perchè queste si basano proprio sul concetto della immutabilità e assolutezza delle cosiddette "verità rivelate",  volutamente intoccabili in quanto si presume, e si pretende di far credere, che sono state dettate (in sogni e visioni...) da un Dio in persona a patriarchi e profeti di millenni fa, appositamente  e imperscrutabilmente scelti da questo Dio a fare da suoi portavoce.
Nel complesso delle suddette "verità rivelate", che sono diverse da un popolo all'altro e da un dio all'altro, ci sono sempre precetti e insegnamenti di carattere generale che invitano a fare o perseguire il bene, la misericordia e altri buoni sentimenti che hanno svolto anche un ruolo positivo nelle società, ma ci sono anche altri precetti che invitano alla guerra contro gli infedeli o contro i popoli nemici o rivali di un singolo "popolo eletto" o benedetto dal suo Dio; e questo è stato causa di guerre infinite  tra popoli di religione diversa o  di altra setta scismatica della stessa religione, ognuno convinto di avere Dio dalla sua parte (poi vinceva il più forte, armato e agguerrito...).
Inoltre, c'è poi una caterva di norme del vivere quotidiano, riguardanti l'alimentazione, il vestire e il pregare, dettate dagli antichi profeti, o aggiunte da loro seguaci nei secoli successivi, che sono chiaramente il frutto delle convinzioni e degli usi e costumi in vigore nel tempo e nei luoghi in cui sono state scritte (tra l'altro nè Mosè, nè Gesù, nè Maometto hanno scritto di mano propria  le affermazioni e le leggi che vengono ad essi attribuite); per quanto riguarda  Bibbia, Vangelo e Corano, in aree del Medio Oriente  ancora in gran parte desertiche e popolate da clan e tribù di pastori e mercanti, rissose e da tenere unite e sottomesse con mano forte, e con regole rigide uguali per tutti, da rispettare pena la morte per i trasgressori. E poichè la religione si è sempre  coniugata con il potere politico non c'era scampo o spazio per altra scelta.

Le donne, fossero mogli, schiave o concubine, socialmente erano equiparabili più o meno alle pecore, ai buoi o ai muli posseduti, oggetto di concupiscenza e di commercio, viste con diffidenza e sospetto in quanto sempre "tentatrici" e possibili peccatrici, da Eva in poi, e quindi da tenere il più possibile  ristrette e confinate in casa o se uscivano dovevano tenere il capo coperto o l'intero corpo chiuso in una "tenda", per modestia e per non indurre in tentazione il maschio; esseri inferiori, nate da una costola d'Adamo e proprietà del padre o marito padrone. La pensava così l'arabo Maometto, fondatore dell'Islam, più o meno come il turco-siriano Paolo di Tarso (poi San Paolo), 600 anni prima di lui, primo teologo fondatore del cristianesimo, e prima ancora i patriarchi ebrei descritti nella Bibbia.

Ora, tornando alla questione del "velo" islamico, va ricordato che il suo uso nasce in questo contesto culturale -religioso millenario. Contesto che per questi dettami di vita quotidiana del vestire, del mangiare e del pregare è rimasto immutabile nel tempo nel mondo mediorientale, diventato per la quasi totalità a maggioranza islamica, nonostante le divisioni e le lotte tra sunniti e sciiti e altre fazioni diverse in cui si sono distinti dopo la morte di Maometto, fondando califfati e imperi ed espandendosi anche in parte dell'Europa, Asia e Africa, in alcuni casi anche come potere politico, in tanti altri solo come religione.
Arrivando ai giorni nostri, molte  cose sono cambiate anche nei paesi d'Oriente  e nel vivere quotidiano degli islamici; sono stati accettati tutti gli strumenti della modernità in campo tecnologico, telefoni e telefonini, televisione, computer, auto, aerei, armi sofisticaticate, pozzi di petrolio e centrali nucleari, anche se non erano previsti dal Corano, ma sull'atteggiamento e le norme restrittive nei confronti delle donne e sulla possibilità di libertà di pensiero e dalla religione non si transige e non si cambia. E  il fazzoletto in testa le donne lo devono ancora oggi portare, sia pur nelle forme diverse adottate nel tempo da tradizioni locali, che vanno dal famigerato gabbione nero detto burqa, a più civettuoli (ma sempre deprimenti e mortificanti) niqab e simili, cioè fazzolettoni o sciarpe, neri, o bianchi, o di colore, che fasciano testa e collo, eufemisticamente e impropriamente da noi definiti "velo", ma che non sono mai trasparenti perchè non devono lasciar intravedere i capelli (evidentemente ritenuti pericolosi richiami sessuali per maschi sensibilissimi e incontinenti...).

Negli Stati dove il Corano è legge il capo coperto per le donne è d'obbligo, negli altri stati a prevalenza islamica, ma con qualche apertura per altre culture  si dice che le donne sono libere di scegliere se portarlo o no; così come si dice siano libere nei paesi  occidentali dove sono presenti  ormai migliaia di famiglie di islamici immigrati.
Di fatto però il peso della tradizione ed educazione famigliare, di padri, madri e mariti,  e della influenza esercitata dalla religione predicata dagli imam che condizionano con la loro presenza tutte le comunità di immigrati di vecchia e nuova generazione, fa sì che quasi tutte le donne musulmane, anche le più giovani e istruite, continuino a circolare con la testa fasciata dai loro fazzolettoni appena escono di casa, per la strada, a scuola, nei luoghi di lavoro. Per "loro scelta" dicono, perchè così "si sentono se stesse" e "vicine a Dio"..
Ora mi sia lecito obiettare che appare piuttosto riduttivo e banale questo modo di vivere la religiosità, ed è ben strano che per sentirsi se stessa e vicina a Dio una donna del nostro tempo abbia bisogno di portare un fazzoletto in testa da mattina a sera per tutta la vita, come se  la spiritualità o una fede potessero racchiudersi in un pezzo di stoffa senza il quale la stessa fede non possa essere  pienamente vissuta. Come si possa credere che un Dio, o Allah, voglia questo dalle donne, mi pare fuori da ogni logica e buon senso.
E' evidente che è qualcun altro che lo vuole, cioè gli uomini, e soprattutto i capi religiosi e politici che lo considerano un simbolo distintivo della condizione della donna islamica, della sua sottomissione e fedeltà, alla religione e al marito, da esibire nella comunità e nella società. Per chi vive in Occidente è pure un simbolo identitario, da esibire con orgoglio, come fosse un trofeo o una bandiera che segna il territorio occupato in quanto islamici, prima che cittadini uguali a tutti gli altri.
L'effetto però è palesemente  discriminante, perchè imposto alle sole donne, e solo a quelle di religione musulmana.
E' lecito consentirlo in un paese dove  la Costituzione vieta le discriminazioni di carattere sessuale o religioso?
Nessuno si azzarda a proporne il divieto perchè teme di essere accusato di islamofobia e perchè ci si appella alla libertà di religione e alla libertà di vestirsi come si vuole.
Ma i fazzoletti che le  islamiche portano in testa (o i burqa che coprono pure corpo e viso) non sono copricapi o cappellini o cuffie qualsiasi di libera scelta, ma hanno una foggia e un significato preciso desunto da precetti religiosi e tradizioni settarie di altri luoghi, e sono sostanzialmente equiparabili a una divisa. Se lo si concede alle musulmane, si dovrebbe concedere  a chiunque  di altra religione o setta o etnia che volesse esibire la sua bandiera o tunica o  vistoso simbolo distintivo della propria tradizione o fede, per la strada, a scuola, in un tribunale e nei luoghi di lavoro. Vi immaginate che carnevale perpetuo e quante occasioni di diffidenza o ostilità e divisioni e ghettizzazioni, e come sarebbe più difficile l'integrazione?
Bene ha fatto quindi la Corte di Giustizia Europea che con una recente sentenza ha dato ragione ad una azienda che aveva vietato ad una sua dipendente di portare il "velo" nel luogo di lavoro ( e questa si era rifiutata e aveva fatto ricorso contro il licenziamento conseguente). Le motivazioni di quella sentenza hanno ben spiegato che non è discriminazione vietare di portare un vistoso simbolo religioso in un luogo di lavoro che deve essere neutrale e laico ugualmente per tutti, è discriminante volerlo portare.
Mi piacerebbe che questa sentenza fosse recepita anche nella nostra timorosa Italia, dove in tanti, laici e cattolici, "progressisti" poco progressisti perchè con la testa sempre rivolta all'indietro, sono sempre pronti a ricordare che anche le nostre donne in Italia  fino a qualche decennio fa portavano il fazzoletto in testa, e non solo in chiesa; quindi - si dice- non diamoci tante arie di superiorità.
Ma questo è vero fino a un certo punto.
Intanto perchè portare il fazzoletto in testa in pubblico non è mai stato un  obbligo di legge nazionale; lo è stato solo per le donne quando entravano in chiesa o assistevano a cerimonie religiose. Poi all'uscita il fazzoletto se lo toglievano. Da decenni ormai anche questo obbligo è caduto (rimane solo per le fedeli della Messa tridentina...) e tutte le donne entrano a capo scoperto. Solo in alcuni paesi di montagna o delle isole  alcune anziane continuano a portare il fazzoletto in testa per antica loro consuetudine, ma ovviamente libera e sempre più rara.

E' vero che  fino ai primi del '900 c'era la separazione dei posti in chiesa, con gli uomini da una parte e le donne dall'altra; e pure le aree di sepoltura nei cimiteri erano distinte tra uomini, donne e bambini. Come pure le scuole o le classi erano separate tra maschi e femmine, per criteri pedagogici allora in voga. Ma anche questo uso è caduto.
Si può ricordare anche che le donne, contadine, braccianti o mondariso, il fazzoletto in testa lo dovevano portare per necessità, per ripararsi dal sole e dalla polvere d'estate e dal freddo d'inverno. Ma che gioia e che liberazione quando se lo potevano togliere rincasando o andando a passeggio o a ballare!
 Insomma alle tradizioni anche millenarie, religiose o no,  si può e si deve rinunciare, quando si rivelano assurde, gravose e discriminanti. Chi ha il coraggio di dirlo agli islamici?
Perchè non si deve poter dire (senza essere accusati di islamofobia) che costringere le donne tutta la vita a star chiuse dentro un burqua, o anche solo con la testa fasciata, non è “cultura  diversa” ma “barbarie” o quanto meno retrograda "crudeltà mentale", da vietare in un paese civile e moderno? Anche se le donne ne sono state talmente indottrinate e abituate fin da piccole  che credono di doverlo portare per essere "buone mogli" e “buone musulmane”.
 C'è qualche musulmano illuminato, moderno e civile, che lo capisce e aiuta moglie e figlie a liberarsi da questo orpello inutile  e anzi dannoso, che fa tanta tristezza e dà un'immagine della donna musulmana deprimente e fuori del tempo?

domenica 22 maggio 2016

Due motivi semplici per votare NO: non mi piace la riforma, non mi piace Renzi

Viviamo in un mondo in cui  ormai al popolo è concesso di esprimersi soprattutto attraverso  un clic su piccole icone  che indicano il "mi piace" e  il "non mi piace". Ci aspetta un importante referendum su una legge di riforma  della nostra Costituzione che ci chiede di esprimere il nostro parere e il nostro gradimento (o non gradimento) con un SI', se ci piace, o con un NO, se non ci piace.
Se ne parla da tempo, e anche se mancano 5 mesi all'appuntamento, è già  iniziata la "campagna elettorale" dei sostenitori dei rispettivi schieramenti che hanno espresso ampiamente e pubblicamente le ragioni della loro scelta e futuro voto.
Ebbene, sentiti gli uni e gli altri, anch'io, semplice cittadino,  mi sono fatta una convinzione e dico: voterò NO, perchè "non mi piace" il contenuto della riforma e "non mi piace Renzi", il capo del governo che la propone e sostiene, legando la sua permanenza in carica al successo  del SI nel referendum, di fatto trasformando un quesito  sulla Costituzione in un improprio, per non dire illegittimo o quantomeno incostituzionale, plebiscito su se stesso e il suo governo.
Le motivazioni tecniche  di critica al contenuto della Riforma le hanno espresse molto meglio di quanto possa fare io Gustavo Zagrebelski e altri, in ampi interventi leggibili, ad esempio, ai link:


 


Di mio, con parole povere dico semplicemente che non mi piace il Senato che uscirebbe da questa riforma , un  pasticcio di organismo  composto da consiglieri regionali e sindaci che non potrà mai funzionare bene, se non nel garantire l'impunità  e la dignità senatoria  a  personaggi di fatto non democraticamente eletti, ma nominati grazie ad una pessima  legge elettorale, sia quella in vigore, sia quella proposta  con l"Italicum" che restringe  al minimo le possibilità di scelta per gli elettori.

Pasticcio che si aggiunge all'altro pasticcio della legge elettorale e della falsa abolizione delle Province, trasformate in quell'oggetto misterioso e farraginoso che sono le nuove "città metropolitane". 
Insomma si sta distruggendo un impianto istituzionale (bicameralismo, Regioni, Province, Comuni) fissato nella Costituzione da una benemerita Assemblea Costituente appositamente eletta; impianto che andava se mai  riformato  in modo più semplice, aggiornandolo per quegli aspetti di redistribuzione o limitazione di competenze e numero di eletti, che avevano rivelato nel tempo problemi di funzionamento e costi eccessivi; ma senza stravolgerlo e peggiorarlo.

 Non mi piace il clima che si è creato intorno a questo referendum, per responsabilità principale proprio del presidente del Consiglio Renzi, che sta forzando la mano per vincere a tutti i costi una consultazione refendaria  che spetta al popolo, non al Governo, mobilitando ministri e l'intero partito, il PD, di cui pure è il capo, con la pretesa del silenzio per la minoranza che è contraria fino alla data della consultazione. 
Ma è forse obbligatoria la disciplina di partito in un referendum costituzionale??!!
La consultazione popolare ne verrà fortemente condizionata e non sarà più libera,  se  chi governa userà tutti i suoi preponderanti poteri di propaganda  per far vincere la sua tesi. Basti vedere già in questi giorni la massiccia presenza dei comizi di Renzi e Boschi su giornali e Tv , e lo scarsissimo spazio lasciato agli esponenti dei comitati e delle voci più serie e argomentate a favore del NO, preferendo la Tv dare spazio alle estremistiche manifestazioni di Casa Pound o alle  rabbiose esternazioni di Brunetta, in questo modo volutamente squalificando o mettendo in cattiva luce le vere ragioni e motivazioni ideali e politiche di chi voterà NO, che non sono certo le stesse per tutti.

 Io non cerco poltrone nè inciuci, caro Renzi; le poltrone le stai occupando tutte tu coi tuoi fedelissimi e gli inciuci li hai fatti tu, con gli Alfano e i Verdini (e prima col patto del Nazareno berlusconiano) per concordare e fare approvare leggi discutibilissime; abbi quindi il pudore di non attribuirli agli altri.
Dico NO, perchè è una riforma che non serve a nulla per la soluzione dei veri e gravi problemi del Paese, corruzione, illegalità e mafie imperanti, difficoltà  economiche  e disoccupazione persistente, disagio sociale e sfiducia nella politica, massiccia e incontrollata immigrazione, terrorismo e sicurezza; ma crea altri problemi  alla tenuta della democrazia e alla possibilità di rappresentanza popolare.

La Monarchia  gli italiani l'hanno giustamente "rottamata" nel 1946 col primo referendum istituzionale  e io non ho nessuna nostalgia o voglia di riesumarla nella forma che sembri prediligere tu con le tue "riforme"e il tuo metodo di fare politica.

Non sono d'accordo con Massimo Cacciari che se ne esce con la contradditoria affermazione che la riforma "è una puttanata", ma che lui voterà ugualmente per il SI'. No caro filosofo, non ragioni bene, e tradisci quello che è lo scopo di un referendum  in materia costituzionale, che è fatto apposta perchè ogni elettore faccia sapere se ritiene che una riforma sia ben fatta o no, e se valga la pena cambiare la Costituzione vigente nel modo proposto. Se si ritiene che la riforma sia brutta e peggiorativa si ha l'obbligo morale di votare NO.

Non sono d'accordo con Eugenio Scalfari  che nel più recente articolo sull'Espresso si arrampica sugli specchi della dialettica  per  tappare la bocca ai giudici, visto che alcuni  hanno espresso critiche alla riforma  e manifestato l'intento di votare per il NO, arrivando a ipotizzare che questi giudici possano poi essere non imparziali nel giudicare lui stesso o altri cittadini a seconda di come abbiano votato al referendum...!!! Oltre che offensiva per l'intera categoria della magistratura, che dire e che fare allora di quei magistrati e costituzionalisti che hanno collaborato alla stesura della riforma o si sono espressi a favore? Dovevano farlo in clandestinità?

Infine, merita appena un cenno di biasimo la lettera dell'ondivago e ambiguo   Claudio Velardi indirizzata "ai militanti" del PD perchè si mobilitino per il SI' ,  "glissino" sulle pagine dei giornali "che vi spiegheranno male la riforma... scorrete fugacemente  le alate contestazioni dei 56 costituzionalisti" che si sono espressi per il NO. Insomma, fidatevi di noi e non perdete tempo ad ascoltare  le ragioni degli altri. Poco ci manca che concludesse col motto "credere, obbedire, combattere" . 

Già, perchè si è fatta strada e si spinge sull'idea che "dopo di noi, o senza di noi, il diluvio"; ovvero l'ingovernabilità dell'Italia, che, poverina, ha già avuto in 70 anni 63 governi e non arebbe altra scelta che tenersi il 64°, qualunque cosa faccia, bene o male.
Personalmente invece credo che qualunque sia l'esito del referendum  Renzi troverà il pretesto per restare comunque in carica (me lo chiede il Paese... me lo chiede l'Europa...me lo chiede Mattarella - dirà- magari  a seguito di qualche disgrazia o catastrofe naturale o di sicurezza nazionale che non mancano mai al momento opportuno).
In ogni caso, nell'evenienza di una vittoria del NO, anche se Renzi  tenesse fede alla parola data e ripetuta, e si dimettesse, dirò, come dice sempre lui: "ce ne faremo una ragione" .
Se l'Italia è sopravvissuta ai precedenti 63 governi (con 26 presidenti del Consiglio), tutto sommato sempre andando avanti, sia pure a zig zag, e mandando a casa  capi di governo anche un tantino più seri e preparati di lui, sopravviveremo anche  alle sue dimissioni.





giovedì 14 aprile 2016

Giustificazioni sbagliate e ingiustificabili


E' passato  quasi un mese (era il 22 marzo) dagli attentati all'aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles (città che frequento saltuariamente e aeroporto in cui mi trovavo con famigliari tre giorni prima), e, per non dimenticare, mi rileggo e riscrivo alcune osservazioni che avevo scritto a  botta calda, come commenti per un giornale (che me li ha pubblicati solo in parte).
Da osservatore indipendente e libero quale sono e vorrei restare, dico che l'uscita di Crozza a DiMartedi' é stata vergognosa e mi ha fatto indignare, perchè mentre ancora si tentava di identificare i cadaveri straziati di tante vittime innocenti di fanatici terroristi affiliati allo Stato Islamico o sua propaggine, Crozza invece di esprimere  cordoglio per le vittime e ferma condanna per gli assassini, o almeno parlare d'altro, ha fatto uno sproloquio per dare subito una giustificazione agli assassini e incolpare l'Occidente per i passati interventi in scenari di guerra in Iraq e Libia. Non esagero, basta leggere il comunicato successivo di rivendicazione dell'ISIS e riascoltare le parole di Crozza per notare che sembrano scritte dalla stessa mano e sbandierano le stesse giustificazioni sbagliate e infondate, che costituiscono un alibi per la follia omicida di questi fanatici.
Questa non é satira, é incosciente favoreggiamento del terrorismo, come e più delle deprecate bombe occidentali. Giustificare questi atti barbari e vigliacchi è come giustificare le stragi delle Fosse Ardeatine o di Marzabotto, compiute dai nazisti per rappresaglia su popolazioni inermi per vendicare vittime da loro subite in azioni di guerra di partigiani o alleati.
I terroristi conosciuti finora non sono né libici nè siriani o afgani provenienti dai paesi in guerra (e bombardati anche da russi e sauditi non toccati dal terrorismo... ) non combattono contro i tiranni per la libertà, ma per instaurare una tirannide che toglierebbe ogni libertà e progresso a tutti.
Non so perchè a Crozza  come altri nel nostro paese piaccia tanto questa teoria autolesionista, e sbagliata, che vuol attribuire la colpa del terrorismo e della mancata integrazione sempre e solo alle bombe degli occidentali. 

Ricordo che l'attentato terroristico più grave e ispiratore di tanti altri successivi, fu quello delle torri gemelle di New York nel 2001, compiuto dai seguaci di Bin Laden, di cui 15 provenienti dalla presunta alleata Arabia Saudita (mai bombardata da alcun occidentale), 2 degli Emirati, un egiziano e un libanese.
Poi gli USA per reazione contro il terrorismo di Al Quaeda andarono a bombardare in Afganistan. Ma non mi risulta siano Afgani i terroristi che hanno compiuto poi attacchi in Occidente, nè mi pare siano libici o siriani.
I terroristi suicidi e i foreign fighters che vanno a combattere in Siria o per l'ISIS, individuati finora, provengono o dai paesi islamici più tolleranti (e non bombardati) come la Tunisia, il Marocco o l'Egitto o escono dalle periferie di Bruxelles, Parigi e Londra (e dall'Italia). Le cause quindi sono molto più complicate e hanno il comune denominatore nel "virus" del fondamentalismo religioso e antioccidentale, che affratella gli islamici e li rende più refrattari all'integrazione e pericolosi di qualsiasi altro gruppo di altra fede.
Purtroppo sarà difficile ora rimediare agli errori del passato e modificare un'impostazione culturale e un atteggiamento mentale giustificazionista e di sostanziale condiscendenza , quando non di favoreggiamento, verso i terroristi; atteggiamento che si è diffuso nelle comunità islamiche anche apparentemente moderate o indifferenti, grazie anche ad un eccesso di tolleranza o di cecità di belgi, francesi e ora anche italiani, che non hanno voluto vedere gli aspetti pericolosi della ghettizzazione di queste comunità e la loro progressiva radicalizzazione, cresciute di numero e rafforzate chiuse in se stesse, mal consigliate, indirizzate e controllate da tanti imam (collegati a Stati islamici e teocrazie  del Medio Oriente), ben decisi a riproporre  e ricreare lo stesso schema famigliare e sociale basato sui precetti del Corano e quindi ostile al sistema di vita occidentale.
Ed è da queste comunità, solo apparentemente integrate, che sono usciti  gli sbandati catechizzati e pronti a farsi saltare in aria insieme a decine di persone incolpevoli che  si recavano al lavoro in metropolitana o in aereo.
A quale causa hanno giovato, se non arrecare  danno alla società occidentale (in cui pur tanti islamici vivono) per destabilizzarla e metterla in crisi, economica e politica, attizzare contrasti interni tra i vari paesi d'Europa  sul modo di reagire e combattere il terrorismo? A pro di chi e di quale modello di società, in Europa e in Occidente? Forse  per islamizzarlo  nell'illusione folle di poterci  poi vivere da padroni?
Se lo chiedono i Crozza, i Gino Strada e tutti i pacifisti a senso unico come lui, e tutto il codazzo di giornalisti, artisti esibizionisti e "intellettuali" che credono di essere intelligenti e coraggiosi solo  perchè sono sempre pronti a denunciare le colpe dell'Occidente (in cui vivono e godono di diritti e libertà di critica senza  subire  nulla) e a tacere su quelle dell'Oriente e dell'Islam (che nega diritti e libertà ai propri sudditi e a chiunque capiti nelle loro mani)?


mercoledì 27 gennaio 2016

E' tornato Braghettone, a sua insaputa, naturalmente


Daniele Ricciarelli, noto come Daniele da Volterra, vissuto tra  il 1509 e il 1566, buon pittore e scultore  della scuola di Michelangelo, è passato alla storia col soprannome di Braghettone, perchè su  incarico del papa, subito dopo la conclusione del Concilio di Trento, nel 1565,  coprì con veli, foglie di fico e artifizi vari gli organi genitali maschili e femminili dei nudi affrescati  da Michelangelo nella Cappella Sistina e in altre opere, per eliminare le "oscenità" condannate dal Concilio tridentino e dalla sua severa Controriforma.
Ebbene,  in pieno 2016, dopo quasi 500 anni, Braghettone è ritornato, in spirito,  ma non ha perso tempo a  ritoccare affreschi o statue, bensì ha frettolosamente  chiuso dentro scatoloni bianchi tutte le statue di nudo che  si trovavano nei Musei Capitolini di Roma lungo il percorso su cui sarebbe passato un illustre ospite islamico, il presidente iraniano Rouhani, in visita ufficiale,"per non urtare la sua sensibilità e il suo credo religioso" che vieta la vista di statue di nudo.
Incredibile, ma vero. Abbiamo un patrimonio di opere d'arte che tutto il mondo ci invidia, che richiama visitatori di ogni continente, nazione e religione, e noi nascondiamo dentro  grotteschi scatoloni alcune delle opere più belle, Veneri stupende, perchè  in pieno 2000 c'è ancora qualcuno che considera scandaloso e non sopporta la vista di una statua di nudo, maschile o femminile, in nome di una sua religione, e, pur ospite in casa nostra, ci fa sapere  che non le gradisce.  
Visto che l'ospite è un capo di Stato importante con cui si vuol  concludere affari, si potrebbe, diplomaticamente, per compiacerlo, dirottarlo su un percorso privo di nudi dipinti o scolpiti ( anche se a Roma non è facile, ma è possibile; e l'ospite ottuso non sa quello che si perde...).

E invece ecco la gran pensata dei nostri responsabili organizzatori della visita di Stato (che al momento non si sa ancora chi siano...): inscatolare le statue lungo il percorso, e chiudere un' altra sala confinante con opere ritenute  "troppo sensuali". Non si sa mai che l'anziano ospite, turbato da tanta bellezza marmorea, non desse in escandescenze e non aggredisse le statue, o la povera interprete che lo accompagnava, pur nascosta e fasciata dentro un camicione  con cappuccio, visiera e occhiali, per frenare ogni tentazione o cattivo pensiero!
La desolante foto  di quegli scatoloni bianchi (come scarpiere dell'Ikea, battuta di Crozza)  nelle antiche sale del Museo, sfuggita  alla censura che si voleva mantenere sul caso, ha fatto ieri il giro del mondo via web, e su tutti i giornali online, e l'Italia, ha fatto giustamente una figura di m...., meritandosi stupore, sarcasmi e ironici commenti.

Io, ultima casalinga di campagna, alle otto del mattino, appena  conosciuta la notizia,  mi sono precipitata a  scrivere messaggi di biasimo, su tutti i siti in cui ho trovato spazio. Ma mi sono cascate le braccia quando due ore più tardi,  nel corso della trasmissione Coffee break su la7, affrontando l'argomento, un ineffabile esponente del PD, Matteo Colaninno, si è prodigato a giustificare il fatto  come perfettamente comprensibile e come naturale atto di cortesia verso un ospite importante per "rispetto della sua sensibilità" e perchè in sostanza bisognava tenerselo buono perchè da lui dipendeva la possibilità di fare contratti per un valore di 17 miliardi! E anche gli altri ospiti della trasmissione più o meno si sono tenuti sulla stessa linea giustificazionista: il leghista  si è premurato di distinguere e giustificare questa resa interessata a Rohani, sostanzialmente approvandola perchè può essere conveniente, mentre  vanno respinti  gli islamici immigrati clandestini o poveracci da mantenere. Andrea Cangini, direttore del Carlino , ha sfoderato il suo sprezzante e cinico qualunquismo, invitando a non fare moralismi .... quando si tratta di fare affari. Il rappresentante del M5S, Martelli, l'ha presa larga, cominciando dalla citazione di “Parigi val bene una messa”,  per arrivare a dire che non approvava, ma più che altro per ricordare che già negli anni passati le aperture verso l'Iran e l'Iraq non avevano dato buoni frutti, quindi si stava ripetendo l'errore.
Insomma, per questa gente, in fondo non era successo niente di grave o importante. Anzi era una mossa politica opportuna. I telegiornali RAI , in piena autocensura, per tutto il giorno hanno ignorato la vicenda, a parte un passaggio di due secondi su RAI3  quasi incomprensibile per chi non ne avesse conosciuto  in precedenza.
Fortunatamente  la stampa italiana (escluso stranamente il Fatto Quotidiano e il blog di Grillo) on line e quella estera hanno diffuso la foto e la notizia e  tanta parte di lettori e opinione pubblica si sono riversati sui forum con commenti  sarcastici, come e  più dei miei, e una valanga di ridicolo ha coperto i nostri governanti. Le opposizioni, in altre faccende affaccendate, si sono accorte finalmente del buon pretesto per attaccare, oggi, il Governo, e il Governo si è subito rifugiato nell'eterno giochetto dello scaricabarile. Si è fatto vivo il ministro della cultura Franceschini per dire che lui e Renzi non ne sapevano nulla , ma che era stata una decisione "incomprensibile" e si sarebbe indagato per scoprire chi era stato il responsabile "dell'eccesso di zelo". Ma la Soprintendenza si dissocia e dice "chiedete a Palazzo Chigi" (cioè il titolare, Renzi).
 In attesa di scoprire il colpevole, se mai si saprà, io ribadisco quel che ho scritto un po' dovunque.


Nooo. Questo non si doveva fare! Siamo a questo punto di sudditanza verso le pretese di imam e califfi islamici! Coprire le nostre opere d'arte perchè i "signori" ospiti non sopportano di vedere statue di nudi!!?? Ma quale "rispetto" ? Questo è ritorno al Medioevo e rinuncia totale ai propri valori, alla propria cultura, alla propria storia, alla propria libertà. Anche in diplomazia il rispetto deve essere reciproco, o ci si mette a priori in condizioni di inferiorità e subalternità. Se noi rispettiamo la loro cultura quando andiamo in Iran, il signor Rouhani deve rispettare la nostra quando viene in Italia. E' vero che l'Italia ha interesse a concludere accordi con l'Iran, ma anche l'Iran ha interesse a concludere accordi con l'Italia; quindi dobbiamo stare su un piano di pari dignità. Mostrarsi genuflessi è segno di debolezza e non si strappano certo condizioni più vantaggiose. Siamo ancora la patria di don Abbondio e del suo detto "il coraggio uno non se lo può dare". O forse di Fantozzi e del suo "ma come è buono lei!" bisbigliato di fronte al capo arrogante. Se questo è il nostro "peso" e ruolo in politica estera, stiamo freschi! Mattarella, Renzi, Gentiloni, Franceschini, fantasmi dall'aldilà, se ci siete battete un colpo....
 E a chi  si mette a disquisire sulla presunta " moderazione" e volontà di pace dell'islamismo in versione iraniana, o di Rouhani, rispetto all'Islam sunnita e saudita e al terrorismo dell'Isis, bisogna pur ricordare che il regime sciita dell'Iran, come gli altri, basati sulla sharia, usa della pena di morte in quantità industriale, per reati di opinione o di apostasia religiosa, mortifica le donne con una legislazione discriminatoria e col velo obbligato, non riconosce ed è ostile allo Stato di Israele, finanzia altri jiadisti e  combattenti  in Siria, dove sostiene il regime del tiranno sanguinario Assad, che pur di restare al potere sta distruggendo il suo Paese e il suo popolo.
E per "rispetto" delle convinzioni religiose di costui  abbiamo nascosto la bellissima Venere di Prassitele!

sabato 26 dicembre 2015

Utili idioti e cattivi maestri, da ieri a oggi

Cito da Wikipedia: "La formula utile idiota, nel gergo politico, veniva usata per stigmatizzare l'atteggiamento di chi, all'interno dei paesi occidentali, simpatizzava per il sistema politico sovietico, e per definire l'atteggiamento del governo Sovietico nei loro confronti... che  in realtà li teneva in scarsa considerazione e li sfruttava cinicamente.
....
Lo scrittore Edvard Radzinsky, nel suo libro "Stalin" attribuisce l'espressione all'artista Jurij Pavlovic Annenkov, che riferì di averlo visto in alcune carte lasciate da Lenin... e  congetturava trattarsi di una parte del testo completo del testamento originale di Lenin, che questi avrebbe deliberatamente nascosto.....
« I cosiddetti elementi culturali dell'Europa Occidentale e degli USA sono incapaci di comprendere lo stato attuale dei fatti [internazionali] e il reale equilibrio delle forze, perciò devono essere considerati come sordomuti e trattati di conseguenza... » .......
« Dobbiamo per tener buoni i sordomuti, proclamare la fittizia separazione del nostro governo.. dal Comintern [la Internazionale Comunista],.... dichiarando che questa agenzia è un gruppo politico indipendente. I sordomuti lo crederanno Esprimere il desiderio di riannodare subito le relazioni diplomatico con i paesi capitalisti, sulla base della completa non' interferenza con i loro problemi politici interni. Ancora una volta, i sordomuti lo crederanno. Anzi, ne saranno entusiasti ed apriranno poco a poco le porte, attraverso le quali gli emissari del Comintern e le agenzie di spionaggio del Partito si infiltreranno rapidamente in questi paesi, camuffati come personale diplomatico, culturale e come rappresentanti di commercio. I capitalisti di tutto il mondo e i loro governi, nel loro desiderio di conquistare il [potenzialmente grande] mercato sovietico, chiuderanno gli occhi di fronte alle attività summenzionate e si tramuteranno in ciechi e sordomuti. [Per questo] ci daranno credito che sarà un mezzo [indiretto] di appoggiare i partiti comunisti nei loro stessi paesi, e, nel passarlo a noi, sarà un mezzo per ricostruire la nostra industria bellica, che sarà essenziale per [realizzare] attacchi futuri contro i nostri fornitori. In altre parole loro lavoreranno per il loro stesso suicidio »......

Chi eccelleva  in prima fila in Italia  a svolgere il ruolo di "utili idioti" cari a Lenin e ai suoi successori? I cosiddetti "intellettuali di sinistra" o "organici al PCI"  soprattutto nel dopoguerra,  che, grazie al prestigio e alla pubblicità di cui godevano, si trascinavano dietro  folle di ignari ammiratori del presunto paradiso sovietico e firmavano in continuazione appelli per la pace e il disarmo unilaterale, sempre accompagnati da una severa critica per  il bieco regime imperialista USA, guerrafondaio e responsabile di tutti i mali del mondo.
Poi il sistema sovietico  mostrò il  suo vero volto repressivo e tutt'altro che paradisiaco e non fu più possibile nasconderlo anche al popolo, il blocco si sgretolò al suo interno, cortine di ferro e muri di Berlino caddero, e qualcuno tra gli ex utili idioti cominciò a prendere le distanze. Ma non tutti, anzi alcuni intellettuali o professori sempre convinti di  dover liberare il popolo dei lavoratori con le loro idee "rivoluzionarie", si riciclarono come "cattivi maestri", pronti a dare giustificazioni sociologiche  e alibi politico-morali ai brigatisti "rossi" che  dal 1968 in poi si erano esaltati  all'idea di poter "abbattere il sistema capitalistico" occidentale, ammazzando  personalità politiche, giudici, giornalisti e dirigenti di fabbrica, poliziotti e carabinieri in attentati terroristici.
Fortunatamente anche questa ondata di follia  si sgonfiò, grazie ad un deciso intervento di polizia e magistratura per reprimere gli ingiustificabili crimini commessi a danno di innocenti vittime, e grazie anche alla presa di distanza della parte più saggia della sinistra che cominciò a condannare pubblicamente il terrorismo e si schierò apertamente per  sostenere la via democratica  nella lotta politica  e sindacale.
Ora i nostri instancabili intellettuali di presunta sinistra (termine ormai obsoleto che non si sa più a chi affibbiare...), si stanno prodigando per prendere l'ennesima cantonata  e svolgere di nuovo il ruolo di "utili idioti" nei confronti dell'Islam, fornendo, con grande convinzione e sicumera,  giustificazioni e alibi politico- sociali al terrorismo di matrice islamica che sta minacciando e mietendo vittime in Occidente ("è colpa nostra, li abbiamo armati e pagati noi"...). Non solo, ma si sta tenendo un atteggiamento di condiscedenza e accettazione supina e acritica nei confronti della religione islamica che pure si sta diffondendo  enormemente  nei paesi dell'Occidente, attraverso una massiccia immigrazione forzata in atto da alcuni anni e grazie ad una strategia comunicativa e di infiltrazione culturale e psicologica che fa leva e sfrutta  i nostri principi di libertà  di pensiero e rispetto per tutte le religioni, per occupare spazi  e acquisire diritti per loro che si ritorceranno contro di noi, perchè da questa religione-politica, per sua stessa natura e ferree regole dettate dal Corano e dai suoi imam o califfi, non può venire che una limitazione delle nostre libertà e diritti acquisiti. 

In fondo basta  sostituire il termine "Islam" al termine "regime sovietico" e "fratellanza islamica" alla "Internazionale comunista", nella succitata teoria leninista degli "utili idioti" inconsapevoli, usati  come arma strategica di infiltrazione nell'Occidente, per capire cosa sta avvenendo oggi grazie alla compiacenza di intellettuali, giornalisti, e pure magistrati, che scambiano per libertà d'opinione il favoreggiamento materiale o culturale del terrorismo e di una religione totalitaria e arcaica.
Di questa nuova ondata di follia masochistica e autodistruttiva  ne noto con sofferenza  le manifestazioni ripetute in ogni trasmissione televisiva, talk show e  interviste giornalistiche, da tempo e in particolare dopo gli attentati terroristici di islamici a Parigi del 13 novembre scorso,  dove  i nostri "cervelloni", politici e giornalisti, invece di  accusare  gli esecutori materiali degli attentati e i loro ispiratori e mandanti islamici, non sanno far altro che recitare mea culpa per gli errori dell'Occidente, facendo di ogni erba un fascio, cittadini incolpevoli e governanti ottusi, Bush e cultura  millenaria, e non  hanno il coraggio dire una parola in difesa del nostro sistema di vita, e contro il sistema di vita, le colpe e le mire espansionistiche e guerresche del mondo islamico; mentre  si dà ampio spazio e soddisfazione a donne islamiche, magari carine e ben truccate, ma con la testa rigorosamente fasciata dal fazzolettone d'ordinanza e imbevuta di solo Corano, opportunamente istruite a recitare  le lodi dell'Islam " religione di pace" e  protettore dei diritti delle donne...
Lo strazio mio si completa  quando, a difesa dei valori di libertà e democrazia e di una cultura e un progresso economico e sociale che sono il patrimonio e il vanto del mondo occidentale di prevalente (per ora) religione cristiana e istituzioni laicizzate, si devono sentire solo Salvini, la Santanchè, Gasparri, o altri leghisti o estremisti  destrorsi che lo fanno in maniera becera e offensiva, per pura strumentalizzazione di partito, con punte di razzismo e xenofobia generalizzata, senza  reali e credibili contenuti ideali. Anche questi quindi finiscono per svolgere la funzione di "utili idioti" e "cattivi maestri", di segno opposto ma di identico risultato, che regala argomenti ai fondamentalisti islamici e alimenta il loro  interessato vittimismo.
Anche in Europa, e comunque in Occidente e mondo non islamico, USA, Russia, Cina e ONU tutta, tra i leader politici la confusione regna sovrana, tra chi pensa che serva solo la risposta armata di bombe sui  territori dominati dalle bande di Isis e fanatici alleati, chi erige muri per impedire l'immigrazione, e chi  predica l'accoglienza indiscriminata, senza peraltro avere i mezzi per sostenerla economicamente e dignitosamente e per contenere e prevenire  possibili infiltrazioni eversive e destabilizzanti dell'equilibrio sociale.
Quindi ognuno si muove per conto suo, magari solo per puri interessi nazionalistici o opportunistiche convenienze economiche particolari.


Su chi potrà mai contare la gente onesta e desiderosa di continuare a vivere  in un paese libero, convivendo pacificamente con altri immigrati anche di diversa religione che però non vengano qui per riportarci al Medioevo o farci saltare in aria?? Chi saprà e vorrà convincere gli immigrati islamici che è anche nel loro interesse accettare le nostre regole di vita, le leggi e le istituzioni laiche, la libertà di pensiero, stampa  e religione, la supremazia dello Stato laico sulle credenze religiose che ne siano in contrasto, l'uguaglianza dei diritti civili di tutti e delle donne in particolare?? Chi avrà la forza di persuasione e il coraggio (e ne basterebbe poco...) di  far capire alle donne islamiche quanto sarebbero più belle, libere e ben accette e integrate nella società se si liberassero di quella arcaica e ingiustificabile fasciatura intorno alla testa che le discrimina e le ghettizza?? Perchè gli islamici "moderati" , se sono venuti qui veramente solo per migliorare le loro condizioni di vita e integrarsi, non vogliono dare il buon esempio  incoraggiando le donne delle loro famiglie a non sentirsi socialmente e culturalmente obbligate a ostentare  un simbolo  di appartenenza e sottomissione alla loro religione (o al maschio?), cosa che nessun'altra fedele di nessuna altra religione ostenta (a parte le suore...)??
 Ai posteri l'ardua sentenza...

martedì 8 dicembre 2015

Giubileo della misericordia e del perdono. Per chi? A quando il Giubileo della Responsabilità?

Dunque  ci siamo. Dopo "l'anteprima"  africana di Bangui, parte oggi, 8 dicembre 2015, da Roma il nuovo Giubileo straordinario, voluto da Papa Francesco e da lui dedicato alla "misericordia" e al "perdono". Non so cosa si proponga di ottenere il Papa,  per i popoli cristiani e  i non cristiani, da questa  già tanto pubblicizzata iniziativa, straordinaria perchè indetta al di fuori delle tradizionali scadenze temporali (prima ogni 100 anni, poi 50, poi 25, l'ultimo nell'anno 2000). Sicuramente le sue intenzioni saranno buone, viste e sentite le sue tante dichiarazioni  e atti volti  a risanare una Chiesa colpevole di tanti peccati  e a rappresentare un cristianesimo  basato su amore, solidarietà, tolleranza, sollievo alla povertà, ecc...
Tutto bello, in teoria, e sicuramente sarà di conforto e sollievo per i credenti, vedere ogni giorno in Tv (per un anno ?!...), o seguire di persona, Messe, processioni, cerimonie e riti vari  guidati da questo bonario e sorridente capo religioso vestito di bianco che parla a nome di un Dio incarnato in Gesù, mentre  mezzo mondo è sotto la minaccia di uomini vestiti di nero, che brandiscono  bandiere nere e armi micidiali per seminare il terrore e uccidere in nome di un altro Dio, chiamato Allah.
Se non si può parlare di "guerra di religione", si potrà almeno parlare di "confronto" tra religioni; e, nel confronto, il ruolo che in questo momento rappresenta il cristianesimo di Papa Francesco è molto più positivo e utile  alla pacifica convivenza umana di quello svolto dall'Islam  del Califfo  Al Baghdadi e dai suoi complici, seguaci e "fratelli musulmani" sostenitori, amici, o silenziosi e dormienti che tacciono e consentono (salvo poi, in qualche caso e in qualche luogo, svegliarsi all'improvviso e  impugnare un mitra o un coltello per uccidere "infedeli"...).
Ma non si puo' dire, per carita', che la religione cristiana  e la civilta' occidentale che ne e' scaturita, evolvendosi e riformandosi anche attraverso lotte e rivoluzioni laiche, e' migliore o superiore di quella del mondo musulmano; o questi si offendono;  e si arrabbiano pure i nostri intellettuali di (ormai ex) sinistra e cattolici,  paladini della pace che pensano si possa ottenere con il disarmo unilaterale, sia quello militare che quello culturale...
Che sia possibile un "dialogo" costruttivo e pacificatore tra questi due mondi, quello cristiano che ostenta Messe e preghiere, e quello musulmano dell'ISIS, o degli stati teocratici sunniti e sciiti, o delle comunita' islamiche insediate in Occidente, che praticano o sognano la "sharia" su tutto il mondo, ho i miei dubbi.
Staremo a vedere...

Non so se il Papa, nelle sue meditazioni e intenzioni,  si sia ispirato al modello di quel Papa Leone I che, secondo la leggenda, vestito di bianco in una suggestiva scenografia, fermò sul Mincio le orde degli Unni guidati da un impressionabile Attila ex "flagello di Dio", nel 452. Certo è che poi lo stesso papa non riuscì a fermare,  tre anni dopo,  Genserico e i suoi Vandali che saccheggiarono brutalmente Roma e ne determinarono una disastrosa e lunga decadenza.
O forse il nostro papa si è ricordato del Pier Capponi, Gonfaloniere di giustizia di Firenze che nel 1494  per non cedere alle minacce  di saccheggio  della città da parte dell' invasore Re di Francia Carlo VIII, pronunciò la famosa frase "Voi date fiato alle vostre trombe e noi suoneremo le nostre campane!". nel senso che le campane avrebbero richiamato il popolo di  Firenze alla rivolta per cacciarlo dalla citta'.
Ma forse il modello piu' a lui caro e' sempre il San Francesco che  nel 1220 si reco' nella Palestina occupata dai Saraceni per convertire il loro capo, il "feroce"  sultano detto Saladino. E' bene ricordare pero' che non ci riusci'; ebbe salva la sua vita e pote' tornare in  Italia, ma non salvo' il breve Regno di Gerusalemme e i Crociati, che furono sterminati e dovettero abbandonare per sempre la "terra santa" in mano ai musulmani.
Se dunque la storia vera non e' di conforto al papa, vedremo  nei fatti del presente in che cosa si concretizzera'  il Giubileo della misericordia del 2015-2016.
Misericordia e perdono per chi? Per i peccatori, corrotti, mafiosi, terroristi e assassini a vario titolo che passeranno sotto qualche "porta santa" chiedendo indulgenza, a pagamento o gratis che sia?
 Ma e' di questi perdoni e indulgenze che abbiamo bisogno in un tempo in cui  imperversano e minano la societa' proprio tanti corrotti, mafiosi e assassini in nome del denaro o di un dio? si crede davvero ad un loro pentimento e conversione sincera con la visita ad un santuario e la benedizione papale o sacerdotale?
Ha ancora senso che la chiesa cattolica si rifugi in queste arcaiche simbologie ereditate dalla Bibbia-Vecchio Testamento ebraico, e malamente utilizzate in  passato per fare un proselitismo  basato su una religione-spettacolo e su un  poco cristiano "mercato delle indulgenze"?
Siamo ancora fermi ad una religione--lavanderia delle coscienze che,  attribuendo tutto alla volonta' di Dio, deresponsabilizza l'opera degli uomini e cerca di tenere legati a se' i fedeli promettendo Paradisi ultraterreni e la "remissione dei peccati" attraverso un rito e la ripetizione di preghiere (piu' o meno come i musulmani)?
Ma cosi' non si favoriscono i peccatori e si scoraggiano gli onesti e i giusti che si sono sempre sforzati di ben operare e hanno subito il danno di aggressioni, ingiustizie e corruzioni?
E non si corre il rischio che il perdono per i peccati si trasformi in pretesa del perdono o condono per i reati?
A quando la proclamazione di un "Giubileo della responsabilita' e della giustizia" che inviti gli uomini, credenti e non credenti, cristiani e musulmani, ad assumersi la responsabilita' personale e sociale delle proprie azioni e delle  relative conseguenze nei confronti del prossimo e dell'umanita' intera, nel bene e nel male?