
Ma è già passata una settimana e mi sembra che i risultati delle elezioni, pur eclatanti, non abbiano smosso più di tanto la palude della politica italiana. Alle urne ha vinto l'astensionismo e il partito del "vaffa" che vuol rovesciare l'establishment dei partiti e mandare a casa l'attuale inamovibile casta, ma tra i palazzi del potere aleggia ancora lo spirito del sempiterno Andreotti.
A cominciare dalla serafica reazione del presidente della Repubblica che ha ritenuto opportuno sminuire e liquidare con una battuta il boom del successo elettorale delle liste del "Movimento 5 stelle", meglio noti come "grillini" (anche perchè riesce linguisticamente difficile definirli altrimenti: "movimentisti", o, forse, "cinquestellati"?).
In stato confusionale il povero Alfano, che subito ha ammesso la sonora sconfitta del PDL e il giorno dopo è stato costretto da Berlusconi (dalla Russia con amore) a correggersi e a inventarsi un inesistente buon risultato, anzi quasi una vittoria. Tanto per continuare a mistificare e nascondere la realtà.
E' evidente che la
responsabilità del crollo del Pdl, e della Lega, non va attribuita
ad altri che ai leader, Berlusconi e Bossi, agli scandali di cui sono stati protagonisti, e ai gerarchetti
servili, famelici, opportunisti e incapaci di cui si sono circondati.
Il Pdl
come partito in realtà non è mai esistito; è nato su un predellino
ed è finito in un "casino" (mi si perdoni l'espressione
volgare, ma fa rima ed è realistico) o in un "burlesque",
se si preferisce; privo come è sempre stato di un contenuto di
valori ideali e politici e tenuto insieme solo dalla sudditanza al
padrone e ai suoi interessi. Costretto a ritirarsi lui, il pseudo-
partito si è inevitabilmente squagliato. Che Alfano fosse un re
travicello messo lì solo per far da controfigura al padrone era
chiaro a tutti.
E' ridicolo che adesso si voglia scaricare la colpa
del crollo al sostegno dato al governo Monti, che è il prodotto, o
l'effetto, proprio della crisi causata dai governanti precedenti, in
carica fino a 5 mesi fa.
Mi colpisce il fatto che anche in questa circostanza certi
militanti o simpatizzanti di centrodestra si siano rivelati incapaci di fare autocritica e di avere il coraggio di fare una seria analisi e pulizia in casa
propria, indispensabile per tentare almeno di creare le condizioni
per risorgere e darsi un'identità nuova e seria per il futuro, dopo una tale
batosta. E invece c'è chi si ostina ancora a dare la colpa della sconfitta alla
Magistratura, al "bailamme mediatico-giudiziario", e ad
agitare lo spauracchio della "sinistra".
E c'è addirittura chi ripropone Berlusconi come candidato leader di una "nuova" formazione politica che possa ricompattare le truppe del centro e della destra, ora in ordine sparso intente a leccarsi le ferite e a beccarsi tra loro o a riposizionarsi alla disperata.
C'è chi avanza anche l'ipotesi che possa essere la Cei a promuovere il radicale
rinnovamento del Pdl; il che mi fa pensare che ci si aggrappi ancora alla sempre
ricorrente speranza di ricreare la Dc. Speranza finora sempre delusa, nonostante gli sforzi di Casini e altri orfani, e che
non fa altro che dar fiato e forza al "grillismo", e
comunque indica che si continua a guardare all'indietro e si è senza
idee e senza leader credibili e autorevoli, e nuovi, per la società del presente e del futuro.
E veniamo al PD, che ha sostenuto e sostiene il governo Monti con scelte
politiche che rasentano il suicidio, ma non ha pagato lo stesso
prezzo, conservando un minimo di credibilità, grazie al suo zoccolo
duro e alla sua presenza capillare sul territorio. Di fronte alla sconfitta del centrodestra, pur avendo perso moltissimi elettori, tenta ora di farsi accreditare quasi come un vincitore. E manda in Tv e sui giornali a pontificare il "giovane" D'Alema, che è l'Andreotti del PD.
Ma non canti
vittoria. Astensionismo e grillismo stanno insidiando parecchio anche
il suo zoccolo e se non si affretta a rinnovarsi davvero, a trovare
una linea precisa, a liberarsi dei suoi scheletri nell'armadio e a
mettere in pensione i suoi dinosauri, il prossimo crollo, alle elezioni politiche, potrebbe
essere il suo.
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